Figlia di un affermato romanziere pulp morto suicida, al secolo C.K. Cole, la giovane Helen vive la sua vita tra una sbronza e l’altra tormentata da qualcosa che le manca nel profondo. Lilith, l’istitutrice a cui viene affidata, lotta con le unghie e con i denti per offrire un minimo di stabilità e di struttura alla sua personalità e, non senza fatica, sembra sulla buona strada per costruire con la ragazza un rapporto di fiducia quando una creatura mostruosa che sembra uscita da uno dei romanzi del padre le attacca. Per un attimo tutto sembra finire ma, al contrario, è solo l’inizio di un viaggio il cui primo passo è la comparsa del nonno di Helen che, vestito come un guerriero uscito da un romanzo sword and sorcery, scanna il mostro ed entra con la prepotenza di un barbaro nella vita di sua nipote svelando una serie di misteri del suo passato che andranno a condizionare la sua crescita e la sua vita futura. Il team creativo di Helen di Wyndhorn( (Bao Publishing, pag.176, euro 22) è una coppia collaudata, già autrice di un successo come Supergirl – La donna del domani. I testi sono firmati da Tom King, autore che negli ultimi anni si è fatto un nome soprattutto grazie al solido lavoro svolto in DC Comics con titoli come Rorschach, ottimo thriller che prende le mosse dal classico Watchmen di Alan Moore, Animal Pound, rivisitazione del classico di George Orwell, e Danger Street, fumetto corale che riporta in auge personaggi oscuri e semisconosciuti della casa editrice di Batman e Superman.

Ai disegni troviamo la talentuosa brasiliana Bilquis Evely, che proprio con Helen di Wyndhorn ha vinto niente meno che un premio Eisner. Il suo tratto, che unisce il gusto per l’esotismo della letteratura pulp con un’estetica che ricorda per certi versi i manifesti di Alphonse Mucha, è perfetto per le lande aliene e selvagge che Helen si trova a esplorare con suo nonno affrontando creature mai viste e personaggi dal look fa ritrovare il calore di certe copertine dei romanzi fantasy dell’editrice Nord. King, dal canto suo, non ha granché da dimostrare, il suo valore è un fatto assodato e non si smentisce nemmeno stavolta, con una lettura scorrevole e avventurosa che riflette sul valore dell’arte di narrare in maniera divertente sì ma non eccessivamente leggera. La sua è una scrittura solida, ricca certo di ritmo ma che lascia qualcosa al lettore, qualcosa di gustoso e soddisfacente. Il duo, d’altro canto, riprende il discorso estetico e narrativo iniziato con Supergirl – La donna del domani e lo porta avanti alzando l’asticella complici un’alchimia artistica che pare funzionare e forse una maggior libertà dovuta al fatto di non lavorare con uno dei brand ammiraglia di una major. L’esotismo avventuroso, i viaggi, la meraviglia e l’abbondanza di momenti d’azione sono gli elementi caratterizzanti di una poetica già riconoscibile dopo un paio di albi, un modo di raccontare che sarebbe perfettamente sensato sviluppare con altri lavori futuri.


