Stress post traumatico siderale: su Prime Video la quarta stagione di Invincible di Robert Kirkman e Dan Duncan

La vita di Mark Grayson cambia due volte. La prima il giorno in cui sviluppa i suoi superpoteri, iniziando una carriera di supereroe con il nome di Invincible sotto l’egida di suo padre Nolan, detto Omniman, il più grande e potente di tutti. La sua vita trascorre tra un esame universitario, un appuntamento con la sua ragazza e uno scontro con il villain di turno. La sua routine tuttavia è destinata a cambiare quando scopre che Nolan è un alieno infiltrato per conto dell’impero di Viltrum, una civiltà in via di estinzione che cerca nuove razze aliene con cui riprodursi su nuovi pianeti da conquistare al fine di perpetuarsi nel tempo. L’escalation è inevitabile e, dopo la redenzione di Nolan che si rivolta contro gli ex compagni conquistatori, Invincible si lancia alla carica alla testa della Coalizione dei Pianeti contro i pochi viltrumiti rimasti nello spazio. La guerra, tuttavia, non è uno scontro con il villain di turno, è un’esperienza agghiacciante che si pianta nella psiche. Giunta alla sua quarta stagione, Invincible è una serie animata che conferma, casomai ce ne fosse bisogno dopo il successo planetario di The Walking Dead, il tocco da Re Mida di Robert Kirkman, creatore di questi e altri best seller a fumetti che sembrano adattarsi perfettamente al mezzo televisivo.

 

 
Anzi, nel caso di Invincible si può dire che il passaggio fra i due medium sortisca un effetto estremamente positivo. Se la serie è infatti un godibile prodotto dell’onda lunghissima della decostruzione dei comics messa in atto da Alan Moore e Frank Miller, il ritmo del medium serie tv accelera la narrazione dandole una scarica di adrenalinica che la rende avvincente. La bravura nella caratterizzazione dei personaggi che distingue la scrittura di Kirkman rimane tutta ma l’azione è più rapida, più spettacolare e in generale la fruizione della storia è parecchio più divertente. Questa quarta stagione di Invincible è un racconto corale che racconta il picco di un’escalation, un momento in cui l’asticella della violenza si alza e a pagarne il prezzo sono in molti: migliaia di soldati che cadono sul campo, certo, ma quelli sono personaggi secondari. I protagonisti possono, questo è vero, beneficiare di una plot armor che li salva da una dipartita troppo facile ma restano feriti nel corpo e nella psiche. Soprattutto nella psiche e in tal senso funziona particolarmente bene la caratterizzazione di Mark/Invincible che rimane segnato da mesi di lotte, sangue e uccisioni. La guerra s’insinua in lui e non lo abbandona più, lui fa sempre più fatica a vivere una vita tranquilla e sembra impazzire lentamente. Più che una storia di guerra, infatti, la quarta stagione di Invincible è una riflessione sulle conseguenze della guerra e su come esse continuino a condizionare chi sopravvive molto dopo che la polvere si è posata. Quando l’azione rallenta è di nuovo il Kirkman fumettista a prendere in mano il timone ricordandoci che le sue storie raccontano, prima di tutto, prima delle battaglie e delle avventure nello spazio, le vite delle persone.