Per troppo tempo (e per comodità) si è voluto strumentalmente dividere il De Sica regista di capolavori dal De Sica attore che fin dagli anni del fascismo si sarebbe accontentato di facili commedie. In verità il percorso dell’autore-attore è sempre stato unitario, riuscendo a muoversi con coerenza fra comico e melodramma, si pensi solo ai neorealisti Miracolo a Milano e Umberto D e al “programmatico” L’oro di Napoli. Certo da un punto di vista meramente contenutistico è difficile pensare a una purezza più totale e violenta che il cinema della coppia De Sica – Zavattini, attraversato da una forza centrifuga che esalta il riferimento narrativo, con l’imprescindibile poetica del quotidiano che ha convinto tutti, compreso Cesare Pavese che vide nel regista il “narratore” di riferimento negli anni Cinquanta. Oggi, purtroppo, le giovani generazioni conoscono poco e male l’opera di De Sica, bisogna quindi ringraziare Francesco Zippel (suoi gli ottimi Sergio Leone – L’italiano che inventò l’America e Volonté – L’uomo dai mille volti) per avere deciso di riportare l’attenzione sull’autore di Ladri di biciclette.

Nelle note di regia illustra il percorso che ha seguito: «la luce che è in grado di emanare una figura come quella di Vittorio De Sica è qualcosa di straordinario. Ogni aspetto della sua esperienza di vita e d’artista sembra propagare una luminosità speciale. Ho cercato di guardare attraverso quella luce per cercare di afferrare la complessità della sua figura. figura. Una figura che a distanza di più di cinquanta anni dalla sua scomparsa, continua a illuminare e a ispirare chi oggi fa cinema in ogni latitudine e ai massimi livelli…» Il film è puntellato dai ricordi affettuosi e divertiti dei familiari: dal figlio Christian ai nipoti Andrea, Brando, Maria Teresa, Eleonora. La pietra angolare del progetto è però rappresentata da una impressionante schiera di registi e personalità del mondo del cinema che raccontano il loro amore e il loro debito nei confronti dell’opera di Vittorio De Sica: Isabella Rossellini, Ruben Östlund, Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne, Francis Ford Coppola, Carlo Verdone, Nicola Piovani, Dominique Sanda, Asghar Farhadi, Andrej Zvjagincev. Wes Anderson, che si è ritagliato anche il ruolo di produttore esecutivo del film, è lapidario: «si tratta una di quelle voci che cambiano il cinema e fanno parte dello sviluppo del cinema. E la cosa più importante per me è che sia già stata assorbita nella cultura». A irrobustire il racconto ci sono lo storico e biografo di De Sica, Jean A. Gili, Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna («De Sica ha una sola stella polare che è Chaplin, ma tutto il resto è suo, è qualcosa che inventa, è sempre un percorso che non è derivato da altri ma è personale e apre delle strade che prima non c’erano»), Luciano De Ambrosis, protagonista del film I bambini ci guardano, e Eleonora Brown, protagonista con Sophia Loren di La Ciociara, che hanno condiviso teneri e buffi ricordi di attori bambini accanto a Vittorio De Sica.

Rivista oggi l’opera di De Sica rimane “una commedia umana” da attraversare con struggente e commosso stupore. Le notevolissime doti di psicologia e osservazione sociale lasciano davvero senza fiato ed è geniale la sproporzione prospettica che stringe sullo sfondo i grandi avvenimenti per fare emergere in primo piano i particolari minuscoli, le microstorie, i ritratti, i brandelli di realtà. Da qui arriva l’universalità di questo cinema, ce lo spiega splendidamente Asghar Farhadi:«secondo me non esiste nessun regista al mondo che ha avuto un’influenza pari a quella di De Sica sul cinema iraniano. La prima volta che ho visto un film di De Sica è stato Ladri di biciclette trasmesso dalla tv iraniana. Ero un ragazzo e quando finì continuavo a pensare al destino di quel bambino. Al padre, alla madre a cosa sarebbe successo alla famiglia.
Ebbe un impatto così profondo su di me che per giorni fui preoccupato per il futuro di quella famiglia e su come avrebbero portato avanti la loro vita. Questo sguardo umano mi sembra molto in sintonia con le condizioni emotive della mia società. Non so perché mai i personaggi di De Sica sembrano molto iraniani. Quando li guardo non sento che siano persone di una cultura diversa o di un paese straniero. Il loro comportamento non mi risulta estraneo…»


