Nagi, ovest del Giappone, poco più di 6000 abitanti: il nuovo film di Koji Fukada, sta nello spazio circoscritto di una piccola comunità. Nelle sue storie è più o meno sempre così e lo stesso accade in Nagi Notes, in Concorso a Cannes79. La pulsione quieta che agita in profondità i suoi personaggi questa volta agisce su Yuri, una donna indipendente, architetto che lavora tra Tokyo e Taiwan, ma arriva a Nagi per fare visita a Yoriko, la sua ex cognata alla quale è rimasta legata da una intesa che va al di là della trascorsa parentela. Una vacanza di qualche giorno è lo spazio per ritrovare se stessa nel confronto con la natura del posto ma soprattutto nel faccia a faccia con un’altra donna, che a differenza di lei, portata a costruire case e progettare spazi, è una scultrice e intaglia nel legno dei boschi di Nagi le figure che vivono attorno a lei e accettano di posare. Anche Yuri accetta e per le due donne inizia un confronto che di seduta in seduta interseca le loro giornate, fatte di passeggiate nella natura, semplici pranzi, incontri con gli altri abitanti.

La natura transitiva delle relazioni, che procedono in una successione di effetti ed affetti dalle conseguenze spesso imprevedibili è sempre al centro dei film di Koji Fukada e in Nagi Notes assume il respiro ampio e quasi indefinito di uno spazio che sembra destinato a liberare le figure dal loro peso, creando quasi un movimento opposto a quello dei suoi film precedenti, dove invece l’intreccio incastrava i personaggi. La storia di Yuri e Yoriko è costruita come un gioco di tessere sistemate sullo sfondo delle esistenze della comunità: i sentimenti sono qualcosa di astratto che si concretizza in maniera imprevedibile, lasciando però un segno molto concreto. È il caso di Haruki e Keita, due ragazzini legati da una profonda intesa che si scoprono uniti da un amore che li spinge a cercare di fuggire a Tokyo per trovare la loro vita.

La complicità che chiedono alle due donne le mette di fronte alla vera natura della loro amicizia: se Yoriko infatti vive la propria omosessualità in maniera aperta ma discreta, per Yuri si tratta di lasciar maturare il proprio sentimento per lei o di rifiutarlo…Koji Fukada insiste proprio su questa libertà dei personaggi, sulla loro capacità di sganciarsi dalla struttura che li regge e rivelarsi a se stessi: è questa la traccia peculiare di Nagi Notes, una sorta di spiritualità implicita nel tempo interiore degli eventi e delle figure che ha qualcosa di molto vicino al cinema di Ozu. L’intreccio tra gli interni delle case e gli spazi naturali gioca sul confronto tra la concretezza delle azioni e delle determinazioni e l’indeterminatezza dei sentimenti, che agiscono in maniera imprevedibile. Nagi Notes ha il ritmo implicito delle certezze che attendono pazientemente di essere acquisite come verità della vita.


