
In una fabbrica abbandonata nella città immaginaria di D. vive un gruppo di ragazzi. Sorellina e suo fratello Angelo, che si prostituisce in un night club, hanno perso la mamma in un incendio che ha devastato quella che ora è la loro casa. Ivan vive la delusione costante di sua nonna che lo vede come un fallimento ambulante. La madre di Cučka sta morendo di cancro. I quattro si fanno forza e si supportano a vicenda e l’incidente che ha lasciato orfani Angelo e Sorellina ha cementato la loro unione nel segno della giustizia e della rivolta. I quattro formano infatti una banda, anzi, un soviet con l’intenzione di fare la rivoluzione. La loro ribellione si scontrerà con i piani di Santini, ricco notabile della città con piani tutti suoi e uno scheletro nell’armadio: la responsabilità dell’incendio è sua. Lo scontro si trasformerà in una guerra tra i padroni e gli ultimi in cui tutti saranno chiamati a prendere una parte e in tanti pagheranno un prezzo alto come sempre succede quando si lotta contro il potere. Dopo I figli della notte, pubblicato per Lamantica, Andrea Appetito torna sui temi e sugli argomenti che hanno caratterizzato il suo lavoro con un romanzo, Ottobre (People, pag.320, euro 20), che di nuovo racconta una storia di rivolta capeggiata da un gruppo di giovani. Cambia il genere, non più post apocalittico per quanto la deliberata assenza di riferimenti reali nel world building contribuisce a creare un’atmosfera irreale e straniante, un’ambientazione in cui ci si può riconoscere ma non si percepisce del tutto concreta ed è proprio questo che valorizza la trasversalità e l’universalità del sentimento raccontato.

L’oppressione, la rabbia e la ribellione non esistono in un posto solo, sono sostanze che si possono concretizzare nei contesti diversi. Quel che cambia rispetto a I figli della notte, in quella parte della narrazione che arriva alla pancia del lettore, è proprio la visceralità di una furia vendicatrice che in Ottobre è più forte, è un sentimento che porta i protagonisti giocarsi tutto, compresa la possibilità di una vita futura decente se non proprio felice, per ferire nel profondo il loro oppressore.
Perché il rivoluzionario, diceva Ernesto Che Guevara, è guidato da grandi sentimenti di amore, che in Ottobre non mancano, ma non soltanto e Appetito sceglie di raccontare anche il rovescio della medaglia senza cinismo ma senza nemmeno edulcorare indarno. La lotta degli ultimi è sempre una lotta sanguinosa perché chi sta sopra non vuole mollare né tantomeno condividere. Teme al contrario di perdere quella sensazione di poter far tutto impunemente e proprio in questo modo agisce, con squadroni della morte che cacciano ribelli e bambini trascinando la città in una guerra senza quartiere dove la conta dei morti sale in un crescendo parossistico. Ottobre è un romanzo strano, irregolare e intenso, fuori dal coro in un frangente in cui sembra un tabù ogni attacco al sistema che mostri un minimo di coraggio e incisività.


