Fra dieci anni si andrà su Marte prendendo un normale volo di linea e in poco tempo, con aerei superveloci, si atterrerà sul pianeta rosso. Sotto un’enorme cupola di cristallo sono stati ricreati pezzi di città, di ambienti, soprattutto di luoghi esotici: dall’antica Roma a un suq, da strade lastricate di pietre a hotel di lusso, da McDonald’s marziani a piazze affollate di turisti terrestri, ovvero “i primi viaggiatori intergalattici della storia”, come recita la voce fuori campo nell’incipit. Anche Milano, nel 2030, è cambiata: se schermaglie familiari e sentimentali continuano a esistere, fuori dalla finestra di un ufficio il cielo di piazza del Duomo è attraversato da droni in una specie di miniatura di Blade Runner. Ed è il secondo incipit, mentre le storie iniziano a intrecciarsi e a evolversi nel segno immancabile della commedia degli equivoci. Con In vacanza su Marte Neri Parenti realizza un curioso oggetto cinefilo, lontano dalle confezioni dei “film natalizi” che hanno rappresentato una cospicua parte della sua filmografia, anche se interpretato dall’inossidabile coppia dei “Natale a”: Christian De Sica e Massimo Boldi. Milano e il nostro pianeta, e alcune situazioni che coinvolgono vari personaggi, sono lo spunto per un “distacco” dalla Terra, sostituita come set da Marte, mai così abbordabile e dalla doppia natura: se la cupola protegge i visitatori, all’esterno bisogna indossare caschi e tute per godere dei magnifici panorami e si possono pure compiere escursioni nello spazio, come veri astronauti, col rischio però di essere risucchiati in qualche buco nero e di tornare mutati…

 

 

Il quarantacinquesimo film del regista toscano è un b movie di fantascienza costellato di effetti digitali, di fondali “disegnati” che aggiornano quelli che hanno fatto da sfondo a tanto cinema del passato, pareti di illusioni ottiche mentre in primo piano accadevano scene di inseguimenti, di auto in falso movimento, di agguati e romanticismi… In vacanza su Marte li usa bene e rende l’artificio credibile, mentre sotto la cupola marziana si ri-producono le classiche dinamiche della commedia dentro le quali si innesta anche un meccanismo di sbandamenti temporali, nel senso di stravolgimenti anagrafici che colpiscono in particolare un personaggio. Non siamo tanto in A spasso nel tempo (il dittico degli anni Novanta firmato da Carlo Vanzina proprio con De Sica e Boldi) quanto in un vero e proprio viaggio nel cinema di fantascienza a basso budget cui il film rende omaggio fin dalla grafica dei titoli. Parenti lo fa con sguardo sicuro, dichiara la finzione in ogni istante e gestisce con sobrietà e classicità le (dis)avventure di Fabio (De Sica, fuggito dalla moglie Elena, Paola Minaccioni, e dal figlio diciottenne appiccicoso Giulio, Alessandro Bisegna, per vivere con l’amante Bea, Lucia Mascino, ma dovendo anche sopportare la madre di quest’ultima, Tina, splendida Milena Vukotic nel ruolo di un’anziana e gioiosa ninfomane), della (finta) coppia di influencer Dylan e Alice (Francesco Bruni e Fiammetta Cicogna), chiara parodia di Ferragni e Fedez, accerchiata dai paparazzi e dalla giovane blogger Marina (Denise Tantucci, che conferma la sua duttilità, freschezza, leggerezza nell’interpretare personaggi molto diversi fra loro, alternando cinema e televisione) in cerca di scoop e fidanzata di Giulio, e di un Giulio tornato improvvisamente anziano dalla gita nello spazio (Massimo Boldi che, quindi, non è un personaggio autonomo bensì la materializzazione adulta nel corpo ma non nella mente del figlio di Fabio). Ci sono, e non potevano mancare, le scaramucce “infantili” del repertorio di De Sica e Boldi, ci sono i travestimenti e le finte identità, lo svelamento dei tradimenti e le annunciate vendette femminili con complicità femminista, l’intraprendenza di saper essere al posto giusto nel momento giusto nel mondo spietato dei social media e della corsa all’apparire, mentre gli abissi oscuri dello spazio possono nascondere nuovi tranelli anagrafici… In un film che usa il pre-testo dei viaggi nello spazio, che miliardari planetari vorrebbero mettere a disposizione di viaggiatori miliardari, e lo supera rendendolo già esperienza di massa per terrestri (italiani) inseparabili dai loro vizi.

 

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