Quando nel 2008 ha pubblicato The Given Day (da noi Quello era l’anno) Dennis Lehane ha dichiarato che il romanzo, straordinario crime e affresco storico di 621 pagine, era da considerarsi come l’inizio di una trilogia. Per leggere il secondo capitolo, La legge della notte, da noi si è dovuto attendere il 2014  (Live by Night, 2012), ora il progetto si chiude con Tutti i mei errori (Longanesi, pag.336, euro 18,60), in originale World Gone By (2015). Nel frattempo La legge della notte è diventato un dimenticabile film diretto e interpretato da Ben Affleck che lascia lo spettatore con la voglia di vedere lo sguardo di Scorsese (che ha portato sullo schermo Shutter Island) posarsi su questa meravigliosa trilogia. Lehane ha costruito i tre romanzi in modo assolutamente differente: Il primo ha l’andamento di un’epopea su Boston, a partire dal 1918, piena di personaggi e avvenimenti reali (dal celebre sciopero della polizia del 1919 all’affermarsi dei movimenti anarchici), con un tentativo di sintesi fra impulso distruttivo e necessità dell’ordine sociale che si incarna in Danny Coughlin,  poliziotto di origini irlandesi, figlio di Thomas, un capitano molto stimato in città. In La legge della notte il protagonista è il ventenne Joe, il piccolo di casa Coughlin che nel 1926 ha preferito diventare un gangster. Il padre già sapeva tutto:”Quello che ho imparato è che la violenza si riproduce. E che i figli generati dalla tua violenza ti si ripresentano sotto forma di creature selvagge e irrazionali”. Epocale gangster story, di rara violenza e passione, il romanzo è ritmato e ha l’andamento del classico noir, saga di vendetta e storia d’amore (“ Viviamo di notte e balliamo veloci per evitare che l’erba ci cresca sotto i piedi“). Dalla Boston dell’età del jazz alle roventi strade di Cuba, passando per il malfamato quartiere latino di Tampa (Florida),  si tratta di un viaggio dentro l’America del proibizionismo, l’epopea di un’intera nazione, in cui ognuno è pronto a tutto pur di garantirsi la sua fetta di sogno (americano).

 

La legge della notte

 

Con Tutti i miei errori la trilogia arriva a compimento, comunque i tre romanzi sono autoconclusi e si possono leggere indipendentemente uno dall’altro.  Ritroviamo Joe a Tampa nel 1943. Ora lavora come consigliere per la famiglia mafiosa Bartolo, si occupa dei loro interessi in Florida, a Boston e a Cuba. Nella sua vita ci sono due ragazzi a cui tiene: Tomas, il figlio di 9 anni che ha avuto da Graciela (la sua compagna morta alla fine di La legge della notte) e un bambino fantasma in abiti antiquati, che appare solo a lui. Ormai si considera un ex-gangster, è diventato un manager affidabile per i suoi capi. Non vorrebbe più fare ricorso alla violenza, ma poi scopre che sulla sua testa c’è un contratto: dovrà morire il mercoledì delle Ceneri. Gli rimangono 15 giorni per scoprire chi gli vuole fare la pelle. Durante la sua carriera, Joe è stato costretto a scendere a compromessi. Ma ora è un trentenne stagionato, un’età avanzata per un uomo che fa il suo lavoro, inizia a essere saggio e si trova in un momento della sua vita nella quale non vuol più fare ciò che gli appare sbagliato. Ovviamente, i problemi incombono. Mentre si accumula suspense, il romanzo assume a volte un tono elegiaco, si fanno strada delle domande etiche. Il respiro è sorprendentemente introspettivo.

-“Pensi di essere un uomo malvagio?”
– “Non ci ho pensato mai troppo”
– “Fai i soldi con la prostituzione, i narcotici, lo strozzinaggio, il gioco illegale…”
– “Molta di questa roba è legale quando lo faccio a Cuba”.
– “La legalità non è, quasi mai, morale”.
Joe annuì. “E secondo la stessa logica, l’illegalità non è necessariamente immorale”.

Malinconica meditazione sull’impossibilità dell’amicizia virile (tutti tradiscono tutti), impossibile riscatto da un’infelicità senza desideri Tutti i miei errori edifica e attraversa una Gomorra formicolante di gangster, politici, innocenti, puttane,  vittime, boss: formidabile il crudele King Lucius che vive su una misteriosa casa galleggiante, circondato da venti killer (che si vocifera siano tutti cannibali) e fa ammazzare uno dei suoi senza un perché: “qui non c’era motivo. Quel coglione si è fatto scappare che il capo aveva il raffreddore e ora è morto. Che cazzo di regole sono?”
In tutta questa deformità morale Joe occulta il suo desideri di un futuro possibile, un’armonia da raggiungere con il figlio e magari l’amante segreta. Nella seconda parte il romanzo accelera: pura azione, molti fatti. Dialoghi pieni di domande e una resa dei conti ineludubile. Lehane ha un gusto particolare per l’inquadratura e la costruzione della scena, un grande senso cinematografico che gli ha permesso più volte di sbarcare sullo schermo con le sue opere (si pensi Mystic River di Clint Eastwood, ormai un classico).  Lo scrittore di Boston si spinge con piglio sicuro in altre epoche, dove altre avventure brillano come i resti di un sogno nelle plumbee giornate e nelle insonni nottate di Joe Coughlin.

 

 

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