740a3714Si può visitare fino al 30 agosto la bella personale di Mattia Bosco al Museo Diocesano di Milano.  Si tratta di un viaggio affascinante, a tratti stordente, in un universo materico, in continuo divenire. L’artista propone una selezione di sculture in pietra, legno e ceramica (quest’ultime mai esposte prima) appartenenti a cicli differenti e oggetto di una medesima indagine sui materiali tradizionali della scultura e sulla loro vitalità. Da anni Mattia Bosco (Milano, 1976) indaga i materiali e le loro potenzialità scultoree. Lavora il marmo, il legno, la ceramica seguendo il filo delle sue personali riflessioni, estetiche e filosofiche. L’indagine porta l’artista a scoperte sorprendenti, che gli rivelano il carattere nascosto degli elementi primari della natura. Nel lavoro di Mattia Bosco gli elementi dialogano tra loro per effetto di intuizioni e di intime corrispondenze. Non c’è sudditanza tra un materiale e l’altro.

 

Mattia Bosco, Terra in esilio 3, 2012, white clay, cm 24x19x42,5

Le questioni formali affrontate lavorando il legno, ad esempio, trovano conseguenziale risposta nella pietra, oppure si ritrovano nella sensualità della ceramica, e viceversa. Nessun materiale ha l’ultima parola, e quello che si apprende da una parte può avere effetti imprevisti altrove. L’artista afferma: “tra la mia ricerca in pietra e quella in legno, io sento una consanguineità, un’alleanza più che una sottomissione dell’uno ai valori dell’altro. Il pensiero che questi materiali possano portarsi reciproco vantaggio è quello che mi spinge a presentarli all’interno di una stessa mostra, dopo averli proposti separatamente”. Nel caso del marmo, Bosco è sedotto dalla durezza respingente della pietra. Per il legno, dalla sua duttile versatilità, dal verticalismo degli alberi e dai contrasti, senza mai considerare queste qualità come caratteri definitivi o punti d’arrivo imprescindibili. Nel legno scolpisce e lavora accuratamente alcune parti mentre altre sono lasciate grezze, marcando volutamente le differenze tra naturale e artificiale, tra lavorato e non lavorato. Il senso dell’operazione è quello di mostrare come all’interno dell’elemento legno (albero) esista già un’idea di forma preesistente che l’artista ha il compito di tirare fuori, isolandola come concetto. Emblematico il caso dell’opera Architrave (2015) dove la trave è la maturazione di una forma che l’albero conteneva già in sé comBOSCO-278e possibilità e come spunto. La seducente plasticità della ceramica, infine – per terminare con il terzo elemento della triade – che permette così ampia libertà di esecuzione, è nelle sue opere spinta alle estreme conseguenze. Da materia morbida e avvolgente, diventa una sconcertante composizione finale di sottili nastri, cristallizzati e ritorti. Un’idea di forma spinta al limite delle sue possibilità. La materia della scultura, per Mattia Bosco, è:”Come cera per le api. Non è un mezzo espressivo ma è ciò che rende l’opera viva, che la fa esistere. In scultura non si usa la materia, si forma una materia e con essa l’opera. Formarla non è violarla, ma assecondarne le tendenze, disinfiammare lentamente le resistenze, accelerarne la maturazione, visitarne il destino”.

 

 

 

 

 

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