45368532473Lo scorso 4 marzo è passato abbastanza innoservato il centenario della nascita di Giorgio Bassani. Eppure all’autore di Il giardino dei Finzi-Contini (1962), Dietro la porta (1964), L’airone (1968) anche il nostro cinema deve molto. Non fosse altro che per la sua attività di sceneggiatore (fra gli altri ha firmato Villa Borghese, Senso, La romana, La donna del fiume). Come romanziere, nonostante gli attacchi del Gruppo ’63,  basta Gli occhiali d’oro (1958) per certificare la sua grandezza. Tennis, biciclette, libri sottobraccio, grandi vacanze estive, la lieve aria ferrarese: questo mondo distante e fatato subisce un colpo di gong e la narrazione è già terminata. Le pagine di Giorgio Bassani sono inconfondibili come la voce di un cantante e possiedono una struttura quasi fatalmente predeterminata, tanto più fissa e obbligata quanto più autentica. Gli occhiali d’oro rappresenta, in questo contesto, un momento fondamentale: si tratta infatti del primo romanzo nel quale tutti i motivi dell’ispirazione di Bassani si coagulano in un flusso unitario colto allo stato nascente. In seguito, con i romanzi sucessivi,  si assiste a una decantazione progressiva, sia dal punto di vista della loro maturazione interiore che da quello squisitamente tecnico. Bassani insomma scriverà anche meglio, diventerà ancora più bravo. Ma quelo gesto narrativo così fluido e composto che contraddistingue Gli occhiali d’oro resterà indelebile nella memoria dei lettori come un’età favolosa e irripetibile. Basta pensare alla figura del dottor Athos Fadigati (portata sullo schermo con dolente grandezza da Philippe Noiret nella trascurabile versione cinematografica firmata da Giuliano Montaldo) e all’ingombrante ragazzo suo compagno: Eraldo Deliliers, con quell’Alfa Romeo rombante davanti agli stabilimenti di Riccione. Pensiamo allo stesso io-narratore, il più tipico degli alter-ego: pigro, segnato da una qualche negligenza di letterato, di giovane poeta. I personaggi saltano agli occhi come se fossero veri, in carne ed ossa, ma con un tono che ricorda il rimpianto per le vecchie fotografie. Quando all’ultima pagina apprendiamo che il dottor Fadigati si è ucciso, ci si rende conto che lo si sapeva fin dall’inizio. Non è l’intreccio che serve a Bassani se, nella sua storia più bella, ha saputo farne a meno.

Il giardino dei Finzi-Contini

Il giardino dei Finzi Contini

 

Pasolini e Bassani

Giorgio Bassani è stato fondamentale anche per l’ingresso nel mondo del cinema di Pier Paolo Pasolini. L’autore di Accattone ricordava:”quando venni a Roma, e successivamente pubblicai Ragazzi di vita, allacciai alcune relazioni anche al di fuori della stretta cerca letteraria. Fra gli amici con cui strinsi un rapporto ci fu Giorgio Bassani e con lui feci la prima sceneggiatura per La donna del fiume“. Il sodalizio fra i due è proseguito negli anni, Pasolini prese parte anche al trattamento di La lunga notte del ’43, tratto da un’opera di Bassani e diretto da Florestano Vancini. Rispetto al racconto venne cambiato il finale con i personaggi che si ritrovano nel 1960, Pasolini era contrario al cambiamento:”non ricordo di preciso come avrebbe voluto il finale. Credo che preferisse chiudere il film nel 1943, come il racconto” (Florestano Vancini). Il rapporto fra i due si è sviluppato nel tempo al punto che PPP ha chiamato Bassani (e Renato Guttuso) per leggere il commento (in versi) di La rabbia. E lo scrittore in seguito ha anche doppiato Welles in La ricotta.

 

 

 

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