Novecento e Ultimo tango a Parigi tornano in sala, restaurati, a partire dal 16 aprile (il primo) e dai primi di maggio, dopo la presentazione al Bifest 2018 (il secondo). Ritornano grazie al lavoro della Cineteca Nazionale e della Cineteca di Bologna. Per entrambi i film essenziale è stata la supervisione dell’autore della fotografia Vittorio Storaro.

 

 

Ultimo tango a Parigi (1972)

La Cineteca Nazionale ne ha operato il restauro con la supervisione di Vittorio Storaro (per l’immagine) e di Federico Savina (per il suono) che ha particolarmente curato la colonna sonora originale in cui Marlon Brando e Maria Schneider, nei loro dialoghi, alternano l’inglese e il francese, dando senso anche ad alcuni giochi di parole. Il film, con le musiche di Gato Barbieri, uscirà in Italia sia nella versione originale con sottotitoli italiani sia nella versione doppiata in italiano. Alla sua presentazione americana al Lincoln Center, il 14 ottobre del 1972, il film fu salutato dalla critica del New Yorker Pauline Kael come «una pietra miliare nella storia del cinema come accadde per la storia della musica il 29 marzo 1913 – la sera della prima rappresentazione della Sagra della Primavera». Considerato una vera e propria provocazione, in grado di precorrere i tempi, Ultimo Tango a Parigi colpì profondamente gli spettatori, generando entusiasmo ma anche sconcerto e accesi dibattiti con furiose polemiche che portarono alla sua “condanna al rogo”. Il regista subì una sentenza per “offesa al pudore”, con perdita dei diritti civili per cinque anni. Solo nel 1987 il film fu riabilitato e, superate le accuse di oscenità, venne messa in risalto la drammaticità esistenziale, celata dietro l’esibito erotismo.

 

 La sequenza del burro è un’idea che ho avuto con Marlon Brando al mattino prima di girarla. Sono stato, in un certo senso, terribile con Maria Schneider, perché non le ho detto cosa stava per succedere. Volevo che avesse una reazione spontanea, da ragazza, non da attrice. Volevo che venisse fuori la sua umiliazione. Non volevo che Maria recitasse la sua umiliazione, la sua rabbia, volevo sentire la rabbia e l’umiliazione di Maria. In seguito mi ha odiato per il resto della sua vita.
(Bernardo Bertolucci intervistato alla Cinematheque Français, 2013)

 

 

 

Novecento (1976)

Col restauro realizzato da 20th Century Fox, Paramount Pictures, Istituto Luce Cinecittà e Cineteca di Bologna con la collaborazione di Alberto Grimaldi e il sostegno di Massimo Sordella al laboratorio L’Immagine Ritrovata, con la supervisione dello stesso regista e del direttore della fotografia Vittorio Storaro,  il film uscirà nelle sale italiane il 16 aprile, grazie alla Cineteca di Bologna, nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema, per la distribuzione dei classici restaurati. Il lungo lavoro di restauro restituisce letteralmente la versione originaria di un film martoriato da settecento tagli, eseguiti all’epoca dal distributore americano. Per non parlare di una qualità fotografica che questo nuovo restauro fa emergere, assieme alla bellezza delle sue immagini e dei suoi infiniti richiami ai capolavori dell’arte, a partire da quel Quarto stato di Pelizza da Volpedo, esplicitamente e simbolicamente richiamato nei titoli di testa del film.

 

Il tempo dei contadini è scandito dalle stagioni. Così pensammo a una grande estate per l’infanzia. Poi i protagonisti crescono ed è autunno. Arriva il fascismo, l’inverno, il film si fa dark con i personaggi di Attila, Donald Sutherland e Regina, Laura Betti, che sono due veri mostri…Fino a 12 anni ho abitato in campagna a casa di mio nonno. Accanto c’era la casa dei contadini, il civile e il rustico. Trascorrevo le giornate in questa grande famiglia. Era come se mi sentissi in debito con loro.

(Bernardo Bertolucci intervistato da La Repubblica, 2016)

 

Scrivi