Emozioni del fine vita: Polvo Serán – Polvere di stelle, di Carlos Marques-Marcet

Se in un film come La morte è un problema dei vivi il finlandese Teemu Nikki ci proponeva un’idea spettacolarizzata della morte, ma quasi depurata da ogni emozione, in un vortice di vuoto esistenziale, sullo stesso tema lo spagnolo Marques-Marcet con Polvere di stelle ci introduce al tema del fine vita facendoci attraversare un prisma di emozioni che, dentro uno scenario familiare, si incrociano per contemperarsi. Flavio (Alfredo Castro) e Claudia (Angela Molina) sono una coppia in età, ma non sono ancora vecchi, hanno condiviso le emozioni della vita e del teatro soprattutto, il loro legame è profondo, non possono fare l’uno a meno dell’altra. Hanno tre figli, ma solo Violeta (Mònica Almirall Batet) vive con loro condividendo le ansie del padre e il manifestarsi di crisi della madre la cui vita è segnata da una malattia terminale. La coppia riunisce i tre figli per annunciare il loro matrimonio, ma Violeta sconvolta dalla notizia appresa comunica ai convenuti che i loro genitori hanno deciso di andare in Svizzera e praticare insieme il suicidio assistito.

 

 
Il giovane regista spagnolo ha dichiarato a proposito di questo film di essere ossessionato, sin da quando era più giovane, dall’idea della morte. Il progetto nasce da un casuale racconto ascoltato da amici che gli ha offerto l’occasione di esplorare più che la malattia o il decadimento fisico, quel moltiplicarsi di emozioni che un traguardo vicino come la fine dell’esistenza induce, di esplorare quel riassunto della vita che finisce in un bilancio lontano da ogni contabilità. La struttura narrativa del film coincide sia contenutisticamente che formalmente con queste intenzioni e l’idea di utilizzare la musica e la coreografia in chiave narrativa, come avviene ricorrentemente durante il racconto, diventa uno stratagemma drammaturgico efficace. I momenti musicali e coreografici sembrano volere ribaltare il senso del dramma, stemperare quel dolore sotteso che dalla coppia si irradia verso la figlia Violeta soprattutto. La musica e le danze servono dare uno sfogo differente all’accumulo di tensione, in un rovesciamento di fronti nel quale la malattia, l’idea della morte, la condivisione delle ansie, diventa spunto artistico forma drammaturgica intensa, ma dentro i canoni dell’arte che, depurando le emozioni dalla stretta temporalità nella quale sono costrette, le liberano facendole diventare universali e, sublimandole in quell’astrazione ideale, le rendono quasi pacificatorie. È forse questo il merito maggiore del film, quello di suggerire una via inedita alla riflessione sul fine vita come sistematizzazione di un’esistenza, rendiconto definitivo da consegnare al futuro, ma soprattutto forma di rappresentazione di ciò che si è stati. Flavio e Claudia hanno vissuto una vita di simbiosi, il loro corpi sono quasi un solo corpo il che fa di loro una coppia in simbiosi esclusiva.

 

 
La scelta di una morte condivisa è la soluzione allo smarrimento della insopportabile solitudine alla quale non si è preparati. È così che la scelta della scomparsa condivisa diventa l’atto conclusivo (in questa vita) di una assoluta capacità di amore, che supera la sottrazione affettiva al mondo familiare, quindi possibile forma egoistica di dedizione reciproca e anche modalità spettacolare per quel corto circuito tra morte e vita, tra ricordo e rimpianto, tra volontà e necessità. Polvere di stelle, con le vesti di un film sul fine vita, è piuttosto un film sul tentativo di rappresentare le emozioni, scegliendo il tema che appare centrale come luogo estremo in cui non vi può essere finzione, in quella estrema verità che non lascia spazio alle menzogne. È un film sulla possibile drammaturgia della morte come palcoscenico personale della coscienza e della solitudine con la quale si affronta, ma anche tentativo di unificare corpi, fare diventare quel passaggio misura terminale di un amore esclusivo. Polvere di stelle è dunque davvero pura astrazione e il suo racconto e i due personaggi sono simulacri non reali, ideali rappresentazioni di una verità possibile circondati da una musica e da una coreografia ironica che sottolinea la trasparenza del velo che separa lo spettacolo dalla vita e la vita dalla morte.