Ci sono film liminali, tesi tra due opposti, aperti a ricollocare l’umano in un luogo esistenziale che sfugge alle semplificazioni. La provincia è il soggetto, fulcro di un sistema che pone interrogativi sul tempo vissuto e quello ancora da vivere, dimensione identitaria stretta nella morsa di una geografia che pare dialogare in altro modo, con altro linguaggio, ponendosi altri traguardi. Guido (Piero Usberti), poco più di vent’anni, vive in una piccola cittadina del Nord Italia, a Piadena Drizzona nella provincia di Cremona, sulla riva destra dell’Oglio, territorio con plurisecolare vocazione agricola. Si è guadagnato il rispetto dei suoi coetanei con la violenza tipica dell’ambiente razzista e misogino in cui è cresciuto. Una corporeità poco arginabile, un fiume in piena di tensioni accumulate, pensieri spenti, energia da incanalare. Un giorno incontra Sonia (Luàna Bajrami), una giovane immigrata kosovara, e in lui qualcosa cambia, subentrano domande nuove e, soprattutto, immagini di una salvezza plausibile, distante dal suo mondo, diversa dalle sue abitudini. Una scoperta che condurrà Guido sull’orlo di un precipizio identitario, in bilico tra la realtà che lo ha formato e il possibile futuro che lei gli sta offrendo. Un’opportunità per vedere da un’altra angolazione, aprendo la possibilità all’amore, al senso.

Vincitore della Settimana della critica a Venezia 83, Prima della guerra è l’esordio nel lungometraggio di Tommaso Usberti, accolto con grande entusiasmo per la sua capacità di raccontare con forza espressiva, genuinità e intelligenza gli anfratti della provincia padana. Il film possiede un’insolita freschezza, conseguenza della propria inclinazione realista e leva funzionale a portare in scena una transizione, un tempo di precarietà emotiva e affettiva, per questo rivelatore di una mancanza. Guido possiede uno sguardo di attesa, disilluso e fragile al cospetto dei conflitti, non ancora consapevole che l’amore, inteso come vertice della responsabilità con cui ciascun uomo si confronta, possa essere la chiave per evitare di crollare nelle voragini della (auto)distruzione. Prima della guerra è un film vorace, mosso da una atipica bestialità, interessato a portare in scena corpi alla ricerca di una voce, volti alla ricerca di un riconoscimento e, con estrema credibilità, capace di addentrarsi in una riflessione profonda su tematiche di stringente attualità che vanno dalla mascolinità tossica al desiderio impossibile di costruirsi una vita differente fino all’esposizione di fronte alle contraddizioni dell’essere umano. Una riflessione poetica sul maschile, sul razzismo, sulla violenza e sul bisogno d’amore, in questi tempi bui in cui la guerra incombe e in cui difficilmente si hanno occasioni valide per comprenderne le ragioni.



