Venezia83 – Oltre i premi, un cinema che indaga la realtà

Nella classifica della stampa italiana e estera si era assestato al sesto posto, fuori quindi dalla cinquina dei papabili alla vittoria. È un dato utile a restituire la misura di quanto la vittoria del danese Woman Unknown, di Mayy al-Tukhi, fosse comunque inaspettata e di sicuro ben lontana da quel plebiscito che ha portato la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, non solo a conferirgli il Leone d’Oro come Miglior Film, ma persino la Coppa Volpi per l’attrice protagonista Mathilde Arcel, in deroga al regolamento che non permette il cumulo dei premi. È un segnale forte, che oltre a smentire le previsioni del caso – non sarebbe un’eccezione, ricordiamo il caso eclatante di Tutta la bellezza e il dolore, nel 2022, praticamente ignorato da stampa e addetti ai lavori e che invece infiammò la giuria – ribadisce quanto evidentemente la questione femminile sia ancora un argomento in grado di generare un giusto dibattito. Il film, infatti, non è soltanto l’unico della selezione a essere diretto da una donna (e senza affiancamenti di colleghi uomini), ma verte anche sul tema del corpo femminile come territorio di conquista e potere sociale, come già ribadito nella nostra recensione. Una scelta che, in un certo qual modo, arriva a riequilibrare le polemiche della vigilia, quando la sovrabbondanza di pellicole di registi uomini era stata non inutilmente stigmatizzata.
Lo scarto del fotofinish rischia però come sempre di banalizzare un dibattito ben più ampio sulla selezione della Mostra nel suo complesso, che quest’anno si era presentata forte di nomi importanti e grandi ritorni (da Werner Herzog a Nanni Moretti, tanto per citare due esclusi dal palmares), con la sicurezza dei numeri derivante dal lungo e produttivo percorso delle direzioni di Alberto Barbera, che ha ridato alla manifestazione lagunare solidità programmatica e importanza stabile all’interno del sempre più complesso panorama festivaliero mondiale. È stata vera gloria? La sensazione è che al di là della qualità tutto sommato buona del concorso, tutto sia stato abbastanza in linea con un’organizzazione impeccabile ma molto consolidata. Dove alla fine è mancato un vero outsider in grado di sparigliare le carte e tutto era comunque coerente con quanto già fissato in precedenza. Dunque benissimo Naza, di Yuval Abraham e Rachel Szor che però in un certo qual modo arrivava con una forza annunciata già dalla vigilia, diversamente da quanto accadde con l’onda emotiva generata un anno prima da La voce di Hind Rajab, letteralmente esploso in faccia agli spettatori. Oppure il colossale DAU, di Ilya Khrzhanovski, che però non è soltanto il capitolo finale di un progetto ormai ventennale, ma arriva a coprire la casella del film-monstre che da qualche anno è immancabile in programma – pensiamo a Tramonto di Laszlo Nemes o The Brutalist di Brady Corbet.

 

 

Di sicuro resta il coraggio di continuare proporre un cinema che guarda alla realtà, come già si ribadiva lo scorso anno, dove pure il parterre delle decisioni finali era risultato molto più urticante. Il programma, infatti, ha continuato a riflettere sulle grandi questioni e paure che attanagliano il presente, spesso aprendo interessanti linee di dialogo in modo trasversale alle sezioni. Le problematiche sul mondo del lavoro come territorio di crisi identitaria per la giovane addetta alle risorse umane di Un bon petit soldat, di Stéphane Brizé (giusto premio alla Sceneggiatura) si rispecchiano così sia nella dinamica tra famiglie di Possible Love, di Lee Chang dong (un condivisibile Gran Premio della Giuria), che nel percorso della protagonista dell’ultimo film di Robert Guédiguian, Une femme aujourd’hui (nelle Giornate degli Autori), senza dimenticare la prospettiva militante resa attraverso lo sguardo di una ragazza dodicenne in One Share of Sand, di Shalini Adnani (premio del pubblico alla Settimana Internazionale della Critica). Mentre l’Isola di Pasqua di Wild Horse Nine di Martin McDonagh (doverosa la Coppa a John Malkovich, per cui già si parla di Oscar) la ritroviamo anche nel documentario Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia, di Stefano Knuchel dedicato a Hugo Pratt (sempre nelle Giornate). E si potrebbe continuare con il dramma delle dittature sudamericane, che dai toni più ironici di McDonagh trascolora in quelli cupissimi di Ritorno a Buenos Aires, di Marco Bechis. Sono storie che interrogano non solo i traumi del presente, ma utilizzano il filtro della memoria per indagini intime che creino ponti con le esperienze di un passato che ha ancora tanto da affermare – e il pensiero corre anche a Naza (cui infine è andato il Premio Speciale), dove gli addetti alla sicurezza israeliani si interrogano per primi sull’eredità del nazismo, evocando scenari che tornano anche in Woman Unknown, come a chiudere il cerchio.

 

 
Se dunque il singolo premio può restare sempre oggetto di discussioni e la mancanza di italiani nel palmares principale è destinata a creare inevitabilmente strascichi, il dato su cui proseguire è la capacità del cinema di continuare a essere territorio di confronto, anche quando manca il titolo in grado di mettere tutti d’accordo. Magari accadrà il prossimo anno, dall’1 all’11 settembre.

Tutti i premi:

Leone d’Oro per il Miglior Film: KVINDE UKENDT (WOMAN UNKNOWN) di Mayy al-Tukhi
Leone d’Argento Gran Premio della Giuria: GA-NEUNG-HAN SA-RANG (POSSIBLE LOVE) di Lee Chang-dong
Leone d’Argento premio per la migliore regia: Ilya Khrzhanovski per DAU
Premio Speciale della giuria: NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor
Migliore Sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coraline Amedeo, Oliver Groce per UN BON PETIT SOLDAT
Coppa Volpi per la migliore attrice: Mathilde Arcel per WOMAN UNKNOWN
Coppa Volpi per il miglior attore: John Malkovich per WILD HORSE NINE
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore emergente: Malou Khebizi per 15/18
Orizzonti – Miglior Film: UN DÉTOUR PAR DIANE (DIANE IN THE LOOP) di Ann Sirot e Raphaël Balboni
Orizzonti – Migliore regia: Jacqueline Lentzou per MIA MERA STI ZOI TIS TZO: KEFALAIO FAIDRA (A DAY IN THE LIFE OF JO: CHAPTER PHAEDRA)
Orizzonti – Premio speciale della giuria: LA MAISON DU VENT (HOUSE OF THE WIND) di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Orizzonti – Migliore attrice: Laleh Marzban per MORAGHEB (FALLING HOUSE)
Orizzonti – Miglior attore: Riccardo Scamarcio per I FIGLI DELLA SCIMMIA
Orizzonti – Migliore sceneggiatura: Tommaso Landucci e Damiano Femfert per I FIGLI DELLA SCIMMIA
Orizzonti – Miglior cortometraggio: QUELQUES INSTANTS DE BONHEUR (A FEW MOMENTS OF HAPPINESS) di Shaden Safieddine Tazi
Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”: LA MAISON DU VENT di Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Venezia Spotlight – Premio degli spettatori – Armani Beauty: EU CONTEZ (I MATTER) di Alina Șerban
Venezia Classici – Miglior film restaurato: LA LUNGA NOTTE DEL ’43 di Florestano Vancini
Venice Immersive – Gran Premio Venice Immersive: THE PIGEON RING di Shixin Tao e Yuqi Zhang
Venice Immersive – Premio Speciale della Giuria Venice Immersive: OUT OF THE ASHES di Rory Mitchell e Nonny De La Peña
Venice Immersive – Premio per la Realizzazione Venice Immersive: EMPIRE AT SEA di Peter Flaherty