Ogni anno, nella Valle, si tiene un torneo di arti marziali che mette in palio, per la coppia vincitrice, l’ambitissima Coppa dei Re. Adrian Velba si è allenato duramente ma sembra dover andare incontro a una cocente delusione quando per via di un inconveniente resta senza partner. A salvare la situazione ci pensa Richard Aldana, un misterioso quanto fortissimo combattente straniero che si unisce al ragazzo e partecipa al torneo. Tra i due nasce un profondo rapporto di amicizia che li accompagnerà in un viaggio avventuroso che coniuga magia, alta tecnologia, demoni di altre dimensioni e tanta azione. Realizzato dall’autore culto della bande dessinée Bastien Vives, coadiuvato da Balak e da Michael Sanlanville, Last Man (Bao Publishing) è un fumetto molto sui generis, ricco di azione e, soprattutto, di contaminazioni con i manga. Gli autori ci tengono a precisare che la loro non è una pedissequa copiatura dei fumetti giapponesi, quanto piuttosto un utilizzo dei codici e dell’estetica degli stessi in un contesto radicalmente diverso come quello del fumetto francese. I punti di contatto sono tanti, a partire dal formato degli albi che ricordano da vicino i tankobon, i volumetti con copertina morbida e dust jacket in cui sono raccolte le serie manga di maggior successo, piuttosto che il tipico cartonato francese di grandi dimensioni.

 

 

Il torneo con cui si apre la vicenda è poi una situazione molto caratteristica dei battle shonen, i fumetti per ragazzi basati sui combattimenti, à la Dragonball o Naruto, anche se poi la vicenda si apre e cresce di respiro trasformandosi in un lungo viaggio avventuroso in cui i protagonisti affrontano una lunga serie di sfide, che si dipana in un periodo di diversi anni che vede Adrian crescere e diventare, dal ragazzino che è nei primi volumi in un giovane adulto più disilluso e indurito dalla vita che conduce. La vena europea di un team creativo tutto francese tuttavia si vede, nel tono adulto della storia ma anche nella caratterizzazione dei personaggi, oltre che nel tratto di un Vivès in stato di grazia che dai manga mutua un dinamismo adrenalinico ed esasperato a cui aggiunge la sua grande fluidità e la sua sintesi che gli permette di dare alle sue tavole dettaglio, profondità ed espressività pur disegnando con poche linee e senza entrare troppo nei dettagli. Visivamente, Last Man è scorrevole quanto spettacolare, con uno storytelling che prende il meglio di due modi di fare fumetti e li fonde con grande efficacia. La scrittura ha un ritmo pazzesco, mai un tempo morto, mai un rallentamento nella lettura. Ogni numero è una palla di fucile che finisce presto, forse troppo perché Last Man è un ottovolante godibile e divertente, di quelli che se ne vorrebbe ancora un po’ e all’idea di aver letto anche l’ultimo volume della serie, da poco conclusa, un po’ di amaro in bocca rimane. Di un team creativo affiatato, la vera parte del leone la fa Vivès. L’impronta sul fumetto è inequivocabilmente sua, soprattutto a livello estetico, e la padronanza dei propri mezzi gli permette di raggiungere i risultati espressivi di La grande odalisca e Per l’Impero pur optando per una maggior essenzialità nelle sue tavole che valorizzano al massimo la potenzia di ogni singolo tratto tracciato sulla tavola. Last Man è un esempio di contaminazione sana, un fumetto colto non tanto nelle tematiche quanto in una realizzazione che guarda alla scena mondiale e la elabora con maestria.

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