L’inglese Mary (una straordinaria Joanna Scanlan) sembra destinata a perdere la sua identità: dapprima per amore si è convertita all’Islam («Per mio marito ho fatto una cosa che potevo fare solo io»), ha cambiato il suo nome ed è diventata Fahima; poi, rimasta improvvisamente vedova, scopre che Ahmed, il marito, aveva un’altra donna sull’altra sponda della Manica, Geneviève (Nathalie Richard). Da Dover Mary decide, quindi, di partire per incontrarla. A Calais prende una stanza in hotel e si presenta a casa della rivale che la scambia per la donna delle pulizie inviata dall’agenzia per aiutarla nel trasloco. Mary sta al gioco per entrare nella vita nascosta del marito. Geneviève sta svuotando la vecchia casa che cade a pezzi e aspetta l’arrivo di Ahmed di lì a qualche giorno, totalmente all’oscuro di quello che gli è successo. Lo cerca al telefono, è indispettita per il protrarsi del suo silenzio, ma non si scompone più di tanto perché è consapevole dell’esistenza di una moglie pakistana (così le ha detto Ahmed e lei ha accettato di condividere l’uomo che ama: «Non lo vediamo mai. Ogni tanto si presenta»).

 

 

After Love, poderosa opera prima di Aleem Khan che lo ha scritto e diretto, presenta due donne molto diverse tra loro, sia nel fisico che nel carattere (Mary è sovrappeso, Geneviève è longilinea, una è bruna e velata, l’altra bionda e libera) che si trovano a confrontarsi e rispecchiarsi. Dal momento in cui si incontrano i ruoli inevitabilmente si invertono sovrapponendosi come se una si riflettesse nell’altra: ora è Mary a essere in posizione forte, mentre Geneviève non sa chi ha di fronte (esattamente come per anni Mary è stata all’oscuro dell’esistenza della rivale) e, a poco a poco, si confida sul compagno («Stare con me lo ha reso un marito migliore per qualcun’altra»). Mary finisce addirittura per sostituirsi a Geneviève nel rapporto con Salomon (Talid Ariss), il figlio adolescente che ha un pessimo rapporto con la madre a cui rimprovera di avere degli amanti: Mary parla con lui, conquista la sua fiducia, cucina per lui, parla con lui in lingua urdu e arriva a schiaffeggiarlo quando lo sente insultare Geneviève. È un viaggio alla scoperta di se stessa oltre che dell’altra, quello che intraprende Mary, un viaggio fatto di molti silenzi, di un disperato bisogno di aggrapparsi al passato (il riascoltare ossessivamente l’ultimo messaggio di Ahmed in segreteria), di domande interiori e – come già detto – di riflessioni, in senso figurato ma anche reale. In più occasioni nel corso del film Mary infatti si specchia per ritrovarsi. La prima volta accade in casa di Geneviève quando fa il bucato e trova le camicie di Ahmed: la sua immagine è riflessa in uno specchio che la divide in due. Successivamente nel bagno dell’albergo, dove il suo volto compare allo specchio quando il vapore della doccia si dissolve.

 

 

Poi, dopo essersi immersa nell’acqua del mare in preda allo sconforto ed essere stata lambita dalle onde – quasi fosse un nuovo battesimo per lei, una purificazione (e non è casuale che l’ultimo dialogo con Ahmed riguardasse proprio il rito di purificazione del taglio di capelli a cui vengono sottoposti i neonati, non così diverso – a parere dell’uomo – dall’immersione della testa in acqua del Cristianesimo), in camera ispeziona allo specchio il suo corpo sformato (la pancia, il seno…), forse per un disperato confronto. E ancora quando entra in casa dopo aver aspettato che non ci sia nessuno e si siede alla toeletta di Geneviève, come a prenderne il posto, truccandosi e sciogliendo i capelli per poi distendersi sul letto. Qui guarda il soffitto dove crede di vedere una crepa che aumenta a vista d’occhio. Infine sarà per l’ultima volta davanti allo specchio una volta a Dover, una volta tornata dal suo viaggio, intenta a prepararsi per il rito di purificazione della neonata. Anche Geneviève, nel percorso inverso per recarsi sulla tomba di Ahmed, andrà a casa di Mary e comparirà riflessa nello specchio, come a sovrapporsi alla sua vita a Dover. E in questo ritrovarsi il gioco di specchi potrà concludersi includendo l’uomo amato da entrambe (una presenza fantasmatica per tutto il film): come Mary a Calais ha visto Geneviève e il figlio guardare un vecchio filmino delle vacanze, così a Dover i tre ascolteranno una cassetta risalente ai tempi del fidanzamento tra Ahmed e Mary. Il cerchio si chiude, il confronto è compiuto, non ci sono più crepe nel soffitto. Sulle bianche scogliere di Dover la vita può riprendere il suo corso.

 

 

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