Che il cinema d’autore francese, più di ogni altro cinema europeo e globale, faccia volentieri e senza troppe remore incursioni più o meno avventurose nei terreni impervi e disagevoli del porno, non è una novità. Ce lo dimostrano i film di Catherine Breillat, Virginie Despentes, Coralie Trinh Thi, Bruno Dumont, Leos Carax, Bertand Bonello, Gaspard Noé, Abdellatif Kechiche, così come le produzioni francesi di Lars von Trier. Colpisce però che quello francese sia l’unico cinema in cui sono presenti autrici, sceneggiatrici e/o registe, che intraprendono programmaticamente veri e propri voyage au bout du sex, esplorazioni della sessualità fino ai suoi limiti più estremi, alle sue pieghe più oscure, che spesso e volentieri coinvolgono e interrogano i dispositivi della visione e della messa in scena. Il sesso pornografico, ovvero quello non simulato in cui, ci insegna Wikipedia francese, appare un’erezione maschile, può definirsi tale perché è esposto alla visione di individui altri rispetto a quelli coinvolti nell’atto sessuale. Quello che sembra un pregiudizio maschilista discende però dal fatto che gli elementi che contraddistinguono il porno sono fallocentrici: le prove infallibili che l’atto sessuale non sia simulato e sia completo sono il fallo eretto e l’eiaculazione, o meglio la loro documentazione visiva. Ecco perché tentare di realizzare film porno al femminile è una vera e propria rivoluzione culturale, un sovvertimento del male gaze che sta alla base non solo del porno, ma del cinema in generale.

 

 

L’ultimo tentativo notevole in questo senso è Une dernière fois, lungometraggio d’esordio di Olympe de G., che ne cura sceneggiatura e regia, fuori concorso al 38° Torino Film Festival. L’autrice, che collabora da anni con la guru svedese del porno femminista Erika Lust, per cui ha diretto i tre cortometraggi semi-amatoriali Take Me Through the Looking Glass (2017), Don’t Call Me a Dick (2017), We Are the Fucking World (2017), si cimenta in questo caso con un progetto molto più ambizioso che al tema del sesso unisce quello della morte, riunendo e interrogando la coppia archetipica Eros-Thanatos, in una prospettiva svagatamente mockumentaristica e dunque ancora una volta metacinematografica, assai meno compiaciuta di quella che anima, ad esempio, Le Pornographe (2001) di Bonello. La storia è quella della sessantanovenne Salomè, che vuole dimettersi dalla vita ancora sana e felice e perciò ha pianificato dettagliatamente la sua ultima serata, che dovrà concludersi con un estremo, eclatante, rapporto sessuale. Aiutata dalla documentarista Sandra (doppio della regista), organizza un casting, rigorosamente filmato, per scegliere il partner della sua scena madre. Ma proprio preparandosi per la sua «ultima volta», in particolare quando da oggetto passivo dello sguardo altrui diventa soggetto attivo della visione, incappa in una inaspettata «prima volta» che forse metterà in discussione il suo piano di uscita dalla vita. Insomma la (ri)generazione dello sguardo femminile rigenera il desiderio e la vita, o meglio il desiderio di vita, e deontologizza la rappresentazione maschile del desiderio ormai allo stadio terminale.

 

 

A noleggio su My Movies fino al 28 novembre: https://www.mymovies.it/ondemand/38tff-industry/movie/38tffind-une-derniere-fois/

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