Faruk Lončarević

Presentato in concorso nella sezione lungometraggi alla 32a edizione del Trieste Film Festival, So she doesn’t live del regista di Sarajevo Faruk Lončarević prende le mosse da un reale fatto di cronaca nera, un brutale omicidio avvenuto in una cittadina della provincia bosniaca ai tempi della prima sentenza rivolta al genocida Radovan Karadžić, nel 2016. La protagonista è Aida, una giovane donna che lavora come operaia in una fabbrica e che ha da poco voltato le spalle a una relazione malsana con il violento Kerim, costruendone un’altra con un uomo più grande e premuroso. Kerim però non accetta questo abbandono e insieme all’amico Suad progetta di eliminare la donna con un atto di inaudita crudeltà. Lončarević realizza un film in cui le dimensioni del macroscopico e del microscopico, la Storia di un intero Paese e le piccole storie della quotidianità, si intrecciano inesorabilmente, come a volersi riflettere l’una nell’altra. E questo è un aspetto evidentissimo sin dall’inizio: i riferimenti alle tragiche vicende della Bosnia-Erzegovina, dallo stesso Radovan, alla guerra, al genocidio, si insinuano nelle parole dei piccoli momenti quotidiani – durante una frugale colazione o in una breve pausa pranzo al lavoro – e fanno da costante contrappunto alle vite degli abitanti di una terra ancora scossa da un recente (ma ormai non troppo) passato di morte e profonde lacerazioni interne.

 

 

A questo poi si aggiungono anche le sfumature che fanno riferimento a una società segnata da frammentazioni religiose ed etniche (non mancano infatti i collegamenti alla fede musulmana) e ancora fortemente legata a un modello patriarcale e di subordinazione della donna, intesa come soggetto fragile, o oggetto sessuale, comunque non padrona della sua esistenza e senza possibilità di emancipazione. A dimostrarlo è proprio la vicenda di Aida: il pensiero di progettare il futuro, di essere in qualche modo “alla guida” della sua vita è solo un’illusione che svanisce per mano di chi invece ha il potere e lo esercita attraverso la violenza. Kerim ha il potere di uccidere e per questo lo fa (anzi, osserva come un mandante mentre è Suad ad agire come uno scagnozzo); come ha affermato lo stesso Lončarević, non si tratta di un delitto passionale, di una punizione inflitta per gelosia o rabbia, ma di un atto di puro annientamento, solamente per poter affermare, alla fine, “così lei non vive più”. Lončarević, che è anche autore della sceneggiatura e del montaggio, costruisce un film minimalista, fatto di lunghissime inquadrature quasi sempre frontali, a camera fissa e posta a distanza dai personaggi. Una staticità che sembra richiamare quella storica di un Paese che nel suo cammino verso il futuro non riesce ancora a lasciarsi alle spalle il passato; un film in cui tutto parla di morte, dove unico elemento vitale è la natura silenziosa e rigogliosa delle foreste che circondano la piccola città, del fiume che vi scorre in mezzo, e che l’uomo non è ancora riuscito a domare.

 

 

www.triestefilmfestival.it

La 32ª edizione del Trieste Film Festival è visibile sulla piattaforma MYmovies

 

 

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