testo_Tropical_Blues_01Dopo l’ottimo Coney Island di Gianfranco Manfredi, un nuovo romanzo a puntate (ancora una volta diviso in tre albi, l’ultimo dei quali verrà pubblicato a fine agosto) ha spiccato il volo nel panorama sempre più paradossalmente nutrito dell’offerta da edicola di Bonelli (e “bonellidi”: il 2015 ha visto anche un diluvio di altre nuove testate presentarsi al pubblico nel classico formato delle avventure dell’editore milanese). Si intitola Tropical Blues, e s’incentra su una avventurosa detection che prende le mosse nel mare degli Arafura, Nuova Guinea, nell’anno 1927 in cui gli americani “seguono le world series di baseball e leggono libri sul bel mondo, stile Scott Fitzgerald” mentre qualche migliaio di chilometri a sud-ovest si agitano nell’arsura tropicale i destini di pirati, maori, private eye, soldati coloniali e reduci tedeschi della Grande Guerra. Tutto prende le mosse dalla scomparsa del giovane miliardario Mike Somerset III, collezionista d’arte indigena, che dopo una tempesta ha mollato a bordo di una flagellata imbarcazione il suo accompagnatore, il capitano Starke, avventurandosi con una pistola e una maschera asmat nelle quattro miglia marine di acque infestate da squali e coccodrilli per raggiungere una costa verosimilmente popolata da cannibali. Le ckfZBkjGN0=--hances di ritrovarlo vivo sembrano pochissime: ma il nonno del ragazzo, parimenti plutocrate, desidera avere le prove della reale dipartita del nipote prima di modificare il suo testamento. E per ottenerle spedisce in loco da San Francisco il detective privato Ray Harvest, che salirà proprio sulla drua del capitano Starke per ripercorrerne gli ultimi passi alla ricerca di una verità che non tarda ad ammantarsi di nuovi misteri.

 

 

 

Chi è il “naufrago bianco” che nasconde un tesoro e pare guidare una tribù di selvaggi Papua nel cuore della giungla? Per semplificare la vita ai recensori, i riferimenti storici (la scomparsa dell’ereditiere Michael Rockefeller in quella stessa zona nel 1961; la storia del capitano che durante la Prima Guerra Mondiale radunò un esercito di indigeni Papua per combattere gli inglesi sotto bandiera tedesca) e letterari (Maugham, da cui viene il cognome del protagonista; i noir di Dashiell Hammett) sono dichiarati de1435133375076llo sceneggiatore Luigi Mignacco nell’introduzione stessa alla miniserie, così come l’unica possibile ascendenza per mood e segno grafico (i disegni sono del sempre migliore Marco Foderà): ovvero Una ballata del mare salato, la graphic novel ante litteram capolavoro di Hugo Pratt che marcò nel 1967 sulla rivista Sgt. Kirk dell’editore Ivaldi (ma fu la ristampa del 1971 sul Corriere dei Piccoli -!- a conferire alla storia il suo definitivo status di classico) nientemeno che la prima apparizione del mitico Corto Maltese. Al di là delle singole citazioni visive o narrative (con un gusto della filologia che ha imposto a Foderà anche di omaggiare la grafia di certe onomatopee), che lasciamo al lettore “erudito” il piacere di (ri)scoprire, l’aspetto che maggiormente collega Tropical Blues all’opera prattiana (e di cui sicuramente si avrà maggiore prova nell’articolazione dei prossimi due capitoli) sembra essere però il respiro ineludibile del romanzo “di formazione”, del testo_Tropical_Blues_02viaggio che finirà con l’arricchire (o sconvolgere; o entrambe le cose) esistenze vagamente borderline, unito a una già evidente coralità destinata ad arricchirsi in corso d’opera. La sceneggiatura del primo episodio, per quanto niente affatto priva d’azione e più o meno grandi sorprese, sembra infatti il preludio alla costruzione di eventi che progressivamente contribuiranno a sfaccettare e completare le psicologie dei suoi tanti “attori”. Il risultato (un piccolo appunto però va fatto a un lettering non molto incisivo) è, come sempre a casa Bonelli, un prodotto fruibile a più livelli di lettura di cui il primo (ossia quello eminentemente narrativo) perfettamente in linea con la grande tradizione di avventura sognata e disegnata dell’editore. Una lettura, quindi, e perdonate il gioco di parole prettamente stagionale, “caldamente consigliata”, come si diceva una volta. E chissà che a giochi conclusi, così come quasi trent’anni dopo accadde al “prototipo” di Pratt, anche Tropical Blues (punteggiato da un non invas1435138946382ivo ma sempre presente io narrante) non possa diventare un domani un “vero” romanzo con cui Mignacco possa tornare a raccontare la stessa vicenda con maggiore dovizia di dettagli e un approfondimento  caratteriale ancora maggiore.

 

(Miniserie in tre numeri, 96 pp. brossura, € 3,50, Sergio Bonelli Editore)

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