Adolescenti che aspirano alla normalità, ma devono sottostare a rigide regole perché sono le atlete della squadra di pattinaggio su ghiaccio di Colmar. Su di loro è incentrato Kiss and Cry, opera prima di fiction delle documentariste francesi Lila Pinell e Chloé Mahieu, che in realtà confonde il piano della realtà e quello della finzione (a cominciare dal fatto che è girato con attrici non professioniste e che i nomi dei personaggi corrispondono a quelli degli interpreti).


Comincia con una carrellata laterale sui bei volti delle componenti della squadra che, con la mano sul cuore, cantano un’approssimativa Marsigliese. Da questo momento di gioia si passa alla dura realtà: Cassandra (Cassandra Perotin), punta di diamante della squadra, ha una frattura al bacino e dovrà abbandonare definitivamente il pattinaggio. È una mamma in lacrime a parlarne con l’allenatore Xavier (Xavier Dias) che, di lì a poco, vedremo alle prese con le ragazze. Nel suo campo è il migliore, ha gareggiato fino a 18-19 anni, e poi si è ritirato perché non era più competitivo e ora sembra sfogare sulle ragazze quello che probabilmente lui stesso ha subito. Soprattutto i corpi in trasformazione delle adolescenti sono il bersaglio favorito delle sue critiche («Non si può saltare quando si è una bombola di gas… Continua così e finirai a fare la segretaria da Vialis [operatore telefonico alsaziano, ndr]»), ma anche con le piccoline non ha la mano leggera (non esita a consigliare a una bambina di rivolgersi a uno strizzacervelli viste le sue difficoltà di concentrazione). È lui a decidere il destino delle atlete, e così ha fatto con Sarah (Sarah Bramms), negandole la possibilità di gareggiare con la nazionale, salvo poi richiamarla in squadra. È lei, in questo film corale, la protagonista, con le sue insicurezze che riguardano il fisico e l’accettazione da parte delle compagne di squadra (che inizialmente non la vedono di buon occhio) e alle prese con il primo innamoramento.


Quello che risalta con maggior forza in questa bande de filles (che hanno più di un punto in comune con le ragazze del film di Céline Sciamma) è il desiderio di essere come le coetanee, di poter partecipare alle feste in cui ci si sballa, così come di fare foto idiote che finiscono in rete. Bellissima e agghiacciante, da questo punto di vista, la scena del pigiama party che restituisce con forza l’incoscienza di adolescenti che non riescono a prevedere le conseguenze dei loro gesti. Fanciulle in fiore spinte dal desiderio di emancipazione, ma intrappolate dallo sport e dalle famiglie, che le seguono negli allenamenti e nelle trasferte, le controllano nell’alimentazione e sembrano vivere sulla pelle delle ragazze i loro sogni di gloria. E allora non resta che la fuga. Profonda l’analisi delle due registe che non rinunciano a qualche momento onirico (per esempio nella coreografia virata al rosa con protagonista Xavier) e che hanno adattato la sceneggiatura in base agli incidenti di percorso e alle improvvisazioni delle ragazze.

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