
Alla fine il futuro è arrivato. Non ha scavalcato la palizzata del presente, l’ha ridotta in cenere con la forza di un clima sempre meno adatto alla vita umana. I fiumi sono in secca, manca il cibo, l’elettricità non viene più erogata. La società è collassata e l’unico modo per fuggire alla barbarie è intraprendere un viaggio della speranza pagando a caro prezzo un’azienda che ti accompagna fino al confine con la Scandinavia, dove c’è la speranza di ricominciare qualcosa che si possa chiamare vita. Ammesso di sopravvivere. Marta, Sara e Miguel ce l’hanno fatta, ma quel che han trovato una volta giunti a destinazione non è la proverbiale pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno. La società scandinava è rigidamente divisa, i cittadini classificati in base alla loro utilità e gli esclusi, come sempre, non se la passano bene. La sorveglianza del sistema è capillare e i ricchi controllano tutto forti degli upgrade artificiali che rendono i loro corpi e le loro menti superiori. Non un sistema perfetto, ma l’unico disponibile, almeno finché dura. Il mondo senza inverno (pag.240, euro 18), l’ultimo romanzo di Bruno Arpaia, non è solo una scommessa coraggiosa ma, considerata nel contesto italiano, una scelta editoriale che ha dell’improbabile. Il libro è infatti il seguito di Qualcosa là fuori, un romanzo di fantascienza opera di un autore mainstream pubblicato da un editore altrettanto mainstream, Guanda.

Il seguito, niente meno. Certo, i due libri non sono affatto presentati come tali ma quello sono, basta leggerli per capirlo. La scelta editoriale di Guanda non è solo coraggiosa e improbabile ma felice, perché la storia che inizia in Qualcosa là fuori e si sviluppa in Il mondo senza inverno è importante, appartiene a quel genere di immaginario di cui abbiamo bisogno qui e ora e non è poi così frequente, di certo non abbastanza, che uno scrittore italiano utilizzi l’immaginazione in questo modo. Le tematiche importanti, quelle di cui un romanzo dovrebbe parlare oggi, sono fra le pagine dei due libri di Arpaia, forse non tutte ma un nucleo concettuale consistente di estrema urgenza è qui. Il frame concettuale di partenza è potente: il presente è sotto attacco da parte del futuro. Esso non è una conseguenza del presente ma una forza che lo condiziona. L’idea di futuro, quale fra quelle possibili passerà dalla potenza all’atto, è oggi una questione fondamentale perché gli sviluppi della tecnologia, del capitalismo e della politica che a esso corre dietro hanno reso altamente probabili diversi scenari tutt’altro che auspicabili. Da qui i singoli temi prendono vita nel racconto di Arpaia. Il cambiamento climatico, il collasso della civiltà, il capitalismo della sorveglianza, il transumanesimo, il tecnofeudalesimo, concetti importanti raccontati attraverso le lenti di alcune
delle fonti più sensate, da Matteo Meschiari ad Amitav Gosh. Forse a livello di scrittura Il mondo senza inverno non è allo stesso livello di Qualcosa là fuori, che si posiziona estremamente in alto nella produzione italiana contemporanea, ma riesce a continuarne il percorso narrativo e concettuale riprendendo, nonostante i dieci anni di distanza tra la pubblicazione dei due romanzi, un discorso in una maniera fluida e che non stride, dando vita a un affresco aggiornato ma non ancora completo.


