I supereroi sono un prodotto della Vought, una mega corporazione che li crea utilizzando il Composto V, una sostanza in grado di conferire poteri sovrumani, di cui detiene i diritti. Più che paladini della giustizia sono superstar capricciose a cui è concesso tutto, macchine da soldi che vivono da rockstar e non pagano le conseguenze dei loro eccessi. Almeno fino a che The Boys, una squadra di agenti capitanati dallo spietato Billy Butcher, decide di mettere un freno a questo dominio senza regole. Patriota, il supereroe più potente di tutti, ingaggia una lotta senza quartiere con Butcher mentre, grazie alle sue macchinazioni, guadagna un potere sempre maggiore soggiogando e sterminando chi si mette sulla sua strada fino a tentare il più ambizioso dei salti di qualità: assurgere a uno status divino. Tratta dal fumetto di Garth Ennis, già creatore di successi planetari del calibro di Preacher, The Boys è la serie TV tratta da uno dei suoi fumetti di maggior successo che ha consacrato il suo lavoro al di fuori della scena fumettistica. A ragion veduta, verrebbe da dire, quantomeno per le prime quattro stagioni che sono in grado di valorizzare la creazione di Ennis superando i suoi limiti di scrittura e ripulendola da tutti gli eccessi ridondanti, il che fa sorridere visto che in ogni episodio la dose di emoglobina, violenza e volgarità è comunque più che generosa.

Le prime quattro stagioni di The Boys di Eric Kripke funzionano, secondo qualcuno la quarta un po’ meno ma in ogni caso si tratta di una serie seguitissima che a ogni stagione suscita un hype pazzesco. Il ritmo è serrato, i personaggi sono carismatici ed è facile affezionarcisi, il black humor volgare e grossolano diverte. Visivamente l’azione è credibile e la satira è più che pertinente al tempo che stiamo vivendo. Almeno fino alla quinta stagione. Qui tutto s’inceppa, o meglio, salta la scrittura e il resto smette di funzionare di conseguenza. Le criticità sono tante, troppe. Ci sono storyline ridondanti, ce ne sono altre sviluppate in maniera troppo affrettata e raffazzonata, difetto che in generale sembra funestare la serie intera, ci sono svolte inutili che non vengono sviluppate a dovere e personaggi che vengono costruiti per due stagioni della serie spin off, Gen V, solo per fare poco più di una comparsata. Lo storytelling, a prescindere dalla costruzione della trama, è anti climatico e ciò stride molto con una serie che, fino alla stagione precedente, ha costruito in accumulo e lo ha fatto ottimamente, con una moltitudine di cambi di fronte e colpi di scena che hanno agganciato gli spettatori per tutti questi anni. Alcuni dei momenti che il pubblico aspettava, e in cui le vicende si risolvono pure in maniera sensata, sono raccontati sotto tono, lasciano la sensazione di una situazione potenzialmente esplosiva che fa cilecca, soprattutto il finale che avrebbe potuto avere senso se a esso fosse stato dedicato il giusto tempo. E invece no, tutta la serie è squilibrata, episodi vuoti contro episodi troppo pieni, a volte si traccheggia, altre volte succede troppo e manca lo spazio per sviluppare tutto a dovere. Certo, l’idea di sequel e spin off è nell’aria, ma non per questo la serie madre dell’universo di The Boys meritava una scrittura tanto poco riuscita.


