La memoria della Gioia: al Bif&st 2026 Caprilegio, di Margherita Laterza e Rosa Maietta

Un altro diario di famiglia nella forma del documentario che recupera la memoria, come Il cassetto segreto di Costanza Quatriglio o Retratos fantasmas di Kleber Mendonça Filho: segno di come questa forma/formula si stia dimostrando vitale e attenta a ristabilire un rapporto con l’esistere, a fissare un senso del reale e della Storia che rischia altrimenti di perdersi nei rivoli delle narrazioni perennemente collocate fuori dal tempo e dei luoghi di tanto cinema contemporaneo. In Caprilegio, presentato nel concorso Per il cinema italiano del Bif&st 2026, luogo e tempo sono per l’appunto la Capri degli anni Trenta del XX secolo, rievocata da Margherita Laterza sul filo della ricerca condotta dopo la scomparsa dell’amata nonna Carmelina “Chicca” e sull’onda dei ricordi legati a Villa La Gioia, la casa in cui la donna viveva e che per la regista è stato l’affettuoso rifugio delle giornate estive durante l’infanzia e l’adolescenza. La ricostruzione del passato della donna riconduce però all’esistenza di un’altra persona, Margarete Bielschovsky, che sull’isola era giunta in fuga dalla Germania nazista, aveva edificato Villa La Gioia insieme al nuovo marito Tantino, “l’uomo più bello di Capri”, per poi stabilire un legame materno con nonna Chicca e diventare così la “zia” prediletta di tutta la famiglia Laterza.

 

 
Alternando materiali d’archivio sull’isola, interviste ai parenti più prossimi e agli abitanti dell’isola, e home movies personali della famiglia, Margherita Laterza, insieme alla montatrice e co-regista Rosa Maietta, ricompone in questo modo un mosaico familiare che è anche ricognizione storica attorno a un luogo e un tempo peculiari. Il viaggio riporta alla luce infatti una Capri che si era fatta zona franca rispetto ai tormenti dell’epoca, in cui i gerarchi fascisti proteggevano gli ebrei, gli intellettuali si mescolavano alla gente comune, alleati e nazisti erano concordi nel non bombardare il luogo in quanto patrimonio dell’umanità (eventualmente da contendersi in caso di vittoria dell’una o dell’altra parte), mentre aleggia anche l’idea dell’esperimento sociale in cui dare forma a nuove ipotesi di comunità come già visto in Capri Revolution di Mario Martone. Il riavvicinamento a Capri della regista diventa così recupero di una particolarità storica e sociale che è un tutt’uno con la forma stessa del film, laboratorio di linguaggi che alternano video-diario e aperture pindariche verso l’immaginazione e il magico che l’isola naturalmente evoca con le sue leggende e gli scenari offerti dai monumentali faraglioni in cui si aggirano le sirene. L’alternanza degli stili è ispessita dal ricorso all’animazione curata dai napoletani Turtle Studio, che contribuiscono alla tessitura visiva e alla natura esperienziale dell’operazione, e dal progetto musicale di Margherita Laterza, che ha composto e canta una serie di brani, che si offrono al film con il loro afflato ritmico.

 

 
In questo modo, Laterza e Maietta riescono a restituire non solo l’importanza storica del tempo e del luogo, ma anche la sensualità tattile delle zone e dei corpi che li hanno attraversati, primo fra tutti quello fantasmatico di Margarete, la cui natura “sessualissima” era esaltata dagli scritti di Curzio Malaparte (spesso ospite della Villa) e che incarna in questo senso una modernità fisica e spirituale tali da rendere Capri uno spazio di libertà e affermazione dell’individuo. La dialettica fra la concretezza dei gesti e delle scelte compiute e la loro inafferrabilità in un presente che ne ha completamente dimenticato la lezione – Laterza si interroga direttamente su cosa avrebbe pensato Margarete del nostro presente di genocidi e conflitti – è esaltata dalla natura magmatica di un testo filmico sempre cangiante, esaltato dai canti della stessa regista, dagli stacchi di montaggio che rendono una musicalità intrinseca dell’isola, in cui gli spazi dialogano fra loro e dove l’arte e la cultura, anche politica, trovano ispirazione (fra gli intervistati troviamo anche Peppino Di Capri, Giorgio Napolitano…). Un’opera che ammalia e sorprende a ogni passo, pur restando ancorata a un racconto familiare, da evocare magari seduti sul letto o sulla poltrona sfondata di una casa della memoria, in cui per un periodo la Gioia ha davvero trovato concreta residenza.
Caprilegio ha vinto il Premio per la Miglior Regia del concorso Per il Cinema Italiano al Bif&st 2026.