Star Wars: The Mandalorian and Grogu di Jon Favreau. Disney si riscatta dallo scivolone dell’ultima trilogia senza stupire

Din Djarin, il cacciatore di taglie mandaloriano conosciuto come Mando, viaggia per la galassia a caccia di criminali di guerra imperiali per conto della Nuova Repubblica, che gli affida le sue missioni attraverso il colonnello Ward. Dopo l’ennesima caccia finita con una carneficina in cui muore anche l’ex ufficiale dell’Impero che Mando doveva catturare, il bounty hunter riceve un incarico molto particolare: Rotta The Hutt, erede del fu re del crimine Jabba The Hutt, è scomparso da tempo nell’anello esterno della galassia. I suoi cugini desiderano che venga recuperato e affidato alle loro cure, in cambio di informazioni cruciali sul comandante Coin, uno dei nomi in cima alla lista dei ricercati della Nuova Repubblica. Mando e Grogu partono per una nuova avventura che metterà alla prova il loro legame e il loro affiatamento. Producendo la propria trilogia della saga di Star Wars, Disney ha fatto uno scivolone da manuale, forse il più significativo dall’acquisto del franchise e non l’unico, date le critiche ricevute da diverse serie dell’universo narrativo creato da George Lucas. Tutte le immagini sono Photo courtesy of Lucasfilm. © 2026 Lucasfilm. All Rights Reserved.

 

 
Non mancano tuttavia i tentativi di riscatto che, in più di un caso, si possono definire come felici. Se Rogue One, per esempio, non è un film interamente riuscito lo si può comunque definire un primo passo su questa via, con una battaglia finale che recupera tutto l’epos dei primi film, mentre Andor, la serie prequel, è forse uno dei prodotti migliori di Star Wars in toto. Lo stesso discorso si può fare con The Mandalorian. Se la serie TV è un prodotto riuscito, divertente e con una propria identità ben precisa, il film The Mandalorian and Grogu funziona e intrattiene ma non riesce a compiere quel passo in più per diventare memorabile. Il film è stato definito l’equivalente di tre o quattro episodi di una stagione assemblati in un lungometraggio, una definizione coniata a ragion veduta perché il film di John Favreau è esattamente questo, con l’aggiunta di farsi percepire come un prodotto standalone con qualche elemento di continuity ma sviluppato essenzialmente, a livello di trama, in verticale.

 

 
Il risultato non è male, anzi, l’intrattenimento c’è da tutti i punti di vista. Visivamente, The Mandalorian and Grogu è spettacolare e lo spettatore ritrova diversi elementi riconoscibili, e non esenti da fan service ma nel contesto non è né evitabile né di per sé un male, che lo fanno sentire a casa nell’universo di Star Wars, dai camminatori AT-AT di L’impero colpisce ancora agli iconici caccia X-Wing. Mancano Jedi e spade laser ma, francamente, è un’assenza che non pesa in un contesto comunque familiare di un film che comunque diverte. Sì, perché questo fa The Mandalorian and Grogu: ti porta con sé per un paio d’ore in un’avventura rocambolesca dal ritmo elevato, ricca di scene d’azione e con una dose di ironia che, fatto tutt’altro che scontato in una produzione Disney, non arriva a essere stucchevole. Il problema, tuttavia, è che il film non va oltre questo. Ci si trova quel che ci si aspetterebbe di trovare nella serie ma nulla più, intrattiene ma non stupisce, non lascia a bocca aperta, serve comprensibilmente a sfruttare il successo di una serie TV che funziona in un momento in cui di prodotti del genere c’è una grande fame, ma sembra quasi che il messaggio di fondo sia che quel che doveva dare Star Wars l’ha dato, e quel che viene da un certo momento in poi sono note a margine. Un discorso comprensibile, triste ma comprensibile se parliamo di una trilogia di film che ha modellato l’immaginario contemporaneo.