All’origine c’è la rubrica settimanale sul New York Times: una “posta del cuore” su relazioni, tradimenti e rivelazioni, attiva dal 2004, anche con una versione in miniatura (in cui i lettori sono invitati a scrivere testi di non più di 100 parole), che ha originato un libro (Modern Love: True Stories of Love, Loss and Redemption firmato da Daniel Jones, il curatore della rubrica, edito in Italia da Rizzoli), un podcast e per il suo quindicesimo anno di attività, una serie Tv. Scritta da John Carney (Once, Sing Street) che oltre a esserne il produttore esecutivo, dirige anche i primi tre episodi e il settimo, e interpretata da un cast stellare, Modern Love si compone di otto episodi, incentrati sulle relazioni amorose, di vario genere e in varie fasi della vita, che hanno come comun denominatore il fatto di svolgersi a New York. Se l’ambientazione non è nuova per una comedy sentimentale (basti pensare all’apripista Sex and the City), le storie narrate forniscono un bel campionario di umanità in cui è possibile riconoscersi e la breve durata degli episodi (30 minuti ognuno), autoconclusi (a eccezione dell’ultimo che tira le fila di tutta la stagione), permette una fruizione leggera e poco impegnativa. Sicuramente alcune storie sono più riuscite di altre, ma questo è quel che succede nella vita reale.

 

 

Eloquenti i titoli che creano immediatamente il contesto: Quando il portiere è il tuo migliore amico racconta il rapporto speciale tra Maggie (Cristin Milioti), freelance che recensisce libri con una vita amorosa disastrata e Guzmin (Laurentiu Possa), il custode dell’immobile in cui vive a cui basta uno sguardo per inquadrare il nuovo partner; Quando Cupido è una giornalista indiscreta parte dall’intervista a Joshua (Dev Patel), un milionario creatore di una app di incontri, da parte di Julie (Catherine Keeneer), giornalista che gli pone una domanda banale ma che lo induce a ripensare e mettere in discussione la sua vita sentimentale (nell’episodio compare in un piccolo ruolo Andy Garcia). Prendimi come sono, chiunque io sia è incentrato su Lexi (una strepitosa Anne Hathaway in versione Rita Hayworth), scintillante avvocato che pensa di vivere in un musical (lampante la citazione al pluripremiato film di Damien Chazelle nella scena del supermercato subito smentita dalla protagonista che dice «Non è La La Land»), salvo poi lasciarsi andare a momenti di paralisi totale dovuti al fatto che è affetta da sindrome bipolare. In Riunirsi per tenere vivo il gioco, diretto da Sharon Horgan, Tina Fey e John Slattery interpretano una coppia che deve ritrovare nuova linfa per tenere in vita il proprio rapporto; In ospedale, una parentesi di lucidità (diretto da Tom Hall, come l’episodio finale) l’inaspettato incontro tra Yasmine (Sofia Boutella), ragazza social molto seguita e apprezzata, e lo sfigato Rob (John Gallagher Jr.): il secondo appuntamento sfiora la tragedia, ma permette ai due di rivelarsi per quello che sono.

 

 

E così sembrava papà, ma era solo una cena, giusto? (diretto da Emmy Rossum) affronta invece in maniera non convenzionale la relazione giovane donna (Julia Garner) – uomo in età (Shea Whigham). Il suo era un mondo per una affronta, invece, le difficoltà di una benestante coppia gay (Andrew Scott e Brandon Kyle Goodman) decisa a mettere su famiglia attraverso un’adozione condivisa con Karla (Olivia Cooke), una giovane homeless incinta (nell’episodio compare in un cameo il cantante Ed Sheeran, nella parte di un senzatetto che Karla invita a casa della coppia). Chiude la stagione La corsa diventa più dolce vicino all’ultimo giro sull’amore nella terza età con l’incontro tra Margot (Jane Alexander) e Kenji (James Saito). La seconda stagione, confermata da tempo, sarebbe dovuta uscire nel mese di ottobre (a un anno di distanza dalla prima), ma forse slitterà per l’emergenza Coronavirus. John Carney ha lasciato intuire che Modern Love 2 potrebbe estendersi «a nuove città e a nuovi mondi. Le possibilità sono infinite». Non ci resta che pazientare.

 

 

 

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