Simon “Piet” Van der Valk è a capo della squadra che indaga su efferati omicidi commessi ad Amsterdam. Sempre vestito di nero, con lo sguardo di ghiaccio, non è empatico né con i colleghi (ne sa qualcosa il nuovo arrivato in squadra, Job Cloovers) né con i parenti delle vittime, ma sa fare il suo mestiere. È un acuto osservatore, appassionato di arte, amante dei cani (ma non ne possiede uno), donnaiolo allergico alle relazioni fisse. La sua visione della vita è cinica anche per qualcosa che è successo nel passato e che si scopre strada facendo. L’unica persona con cui sembra avere un rapporto speciale, di vera amicizia, è Lucienne Hassell, la collega che lo conosce meglio di chiunque altro e che lo considera un punto di riferimento nel lavoro e nella vita di ogni giorno: Lui (Him) e Lei (Her), così si sono registrati sulla rubrica dei rispettivi cellulari. La serie, creata da Chris Murray, comprende due stagioni formate ognuna da tre episodi della durata di 90 minuti (la prima è disponibile su Prime Video, mentre la seconda è andata in onda su Giallo) e altro non è se non il reboot dell’omonima serie britannica andata in onda dal 1972 con un remake nel 1992 (5 stagioni per un totale di 32 episodi) che avevano come protagonista Barry Foster. Nella nuova versione a vestire i panni di Van der Valk c’è Marc Warren accanto a Maimie McCoy (Hassell), Luke Allen-Gale (Brad de Vries) e Elliot Barnes-Worrell (Cloovers). Completano il cast fisso l’anatomopatologo, il dottor Hendrik Davie (Darrell D’Silva) e il capo commissario Julia Dahlman (Emma Fielding). Quello che colpisce subito è che non si tratta di supereroi ma di esseri umani che pur facendo qualcosa di eroico nella vita di ogni giorno hanno mille problemi: Hassell è stata lasciata dalla fidanzata e fatica a dormire,

 

 

De Vries mangia in continuazione quasi a voler sublimare le carenze che manifesta in ogni campo, Cloovers finge di avere una famiglia che in realtà non esiste, il dottor Davie ha problemi di alcol e la Dahlman deve assumere morfina per il dolore a una gamba. L’altra grande protagonista della serie è Amsterdam: inseguimenti in bici tra i canali, corse a perdifiato per le vie della città, pedinamenti, auto che sfrecciano… Non a caso gli episodi hanno tutti il nome della capitale nel titolo: Un amore ad Amsterdam, Solo ad Amsterdam e Morte ad Amsterdam (nella prima stagione andata in onda a fine 2020), Plague on Amsterdam (in italiano Morte e filosofia), Blood in Amsterdam (Sangue ad Amsterdam), Payback in Amsterdam (La lotta contro il male) nella seconda (andata in onda per la prima volta nell’aprile 2022). Una serie non di impatto immediato forse anche per un protagonista volutamente distaccato e distante: sicuramente un personaggio complesso quello di Van der Valk che si scopre poco alla volta, ricostruendo come in un puzzle gli indizi disseminati, per esempio il rapporto che lo lega alla sua capa, che lo rispetta e capisce il suo valore e deve spesso proteggerlo dalle alte sfere della polizia o da politici di turno che non apprezzano il suo disagio nel sottostare alle regole. La derivazione è letteraria, il commissario nasce infatti dalla penna di Nicolas Freeling da uno spunto autobiografico: a fine anni 50, dopo aver servito nell’esercito, il futuro giallista si trovava ad Amsterdam dove lavorava come cuoco d’hotel (scrisse anche libri di cucina), venne arrestato con l’accusa di furto di cibo dalla cucina. Durante la condanna a tre settimane di carcere Freeling, interrogato da un cinico detective, iniziò a scrivere il primo romanzo, Love in Amsterdam, con protagonista Van der Valk pubblicato tre anni dopo, nel 1962. In tutto la serie comprende 13 titoli e va avanti fino al 1989.

 

La terza stagione, sempre composta da 3 episodi della durata di 120 minuti ognuno, è appena stata confermata. Giusto in tempo per recuperare le prime due.

 

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