Ferdinando Scianna, Benares, india, 1972 © Ferdinando Scianna / courtesy Still Fotografia

Fino al 22 gennaio 2022 Still Fotografia (Via Zamenhof, 11 Milano) propone FERDINANDO SCIANNA. Non chiamatemi maestro. Curata da Fabio Achilli e Denis Curti la mostra presenta 50 immagini che raccontano, attraverso molte delle sue fotografie più iconiche (dai viaggi in Spagna, America Latina, New York, Parigi alla sua amata Sicilia), la carriera di questo grande artista, noto anche per la sua non comune perizia narrativa e per l’abilità nell’arte dell’aforisma. Navigare tra le sue frasi, così come tra le sue fotografie, è un viaggio appassionante: «Le mie immagini, e non soltanto quelle siciliane, sono spesso molto nere. Io vedo e compongo a partire dall’ombra. Il sole mi interessa perché fa ombra. Immagini drammatiche di un mondo drammatico». Centrale la Sicilia nella poetica di Scianna, come l’incontro con Sciascia. Con l’assonanza dei due cognomi, Scianna e Sciascia che lascia intravedere una comune lontana matrice araba. Un sodalizio con Leonardo Sciascia, considerato l’uomo-chiave della sua esistenza, nato nel 1964 quando lo scrittore vide delle foto di feste religiose esposte al circolo culturale di Bagheria e lasciò un biglietto di complimenti. La Sicilia è meravigliosamente incarnata dalla modella Marpessa Hennink, protagonista del catalogo di Dolce e Gabbana realizzato appunto nell’isola, che gli fa scoprire una vena teatrale da messa in scena, che scaturiva dalla realtà, dalla strada, come in tutti i suoi miei scatti. (In apertura Ferdinando Scianna, Bolivia, 1986 © Ferdinando Scianna / courtesy Still Fotografia).

 

 

Ferdinando Scianna, Parigi, 1989 © Ferdinando Scianna / courtesy Still Fotografia

 

Scianna è il primo italiano ammesso nel 1982 alla Magnum, introdotto da Cartier Bresson nella leggendaria agenzia fondata da Robert Capa e da Cartier-Bresson stesso. Scianna ha ricevuto numerosi e importanti premi internazionali; ha pubblicato oltre sessanti volumi; ha lavorato nel reportage, nel ritratto, nella moda e nella pubblicità. Scrive di critica fotografica e di comunicazione, negli ultimi anni pratica una letteratura ibrida, incrociata sul dialogo testo / immagine (ossia sul Primo Comandamento cui dovrebbe obbedire ogni libro illustrato). «Il mio mestiere è fare fotografie – dice Scianna – e le fotografie non possono rappresentare le metafore. Le fotografie mostrano, non dimostrano». Frase che trova immediata corrispondenza in una delle sue fotografie più note presenti in mostra, scattata a Beirut nel 1976 durante la guerra civile libanese, dove un combattente cristiano maronita imbraccia, in posizione di tiro, un fucile automatico Colt M16, sul calcio una decalcomania, ovale, della Madonna.

 

Ferdinando Scianna, Villalba, Sicilia, 1983 © Ferdinando Scianna / courtesy Still Fotografia

 

Ferdinando Scianna, New York, 1986 © Ferdinando Scianna / courtesy Still Fotografia

 

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