Torino 38 – The Evening Hour di Braden King e l’impassibilità della natura

La bellezza imponente e placida dei Monti Appalachi, ripresi dal direttore della fotografia Declan Quinn all’apice del loro fulgore autunnale, in cui si mescolano i verdi e i rossi intensissimi del feuillage, riempie le inquadrature gemelle che aprono e chiudono The Evening Hour di Braden King (già autore del lungometraggio Here, del documentario Dutch Harbor: Where the Sea Breaks Its Back, dei cortometraggi National Disintegrations e Home Movie, e di numerosi video musicali per Sonic Youth, Bonnie “Prince” Billy e Laurie Anderson). Una bellezza che, con la sua descrittività silenziosa, ci ricorda che il film è modellato su un testo letterario, il romanzo omonimo del 2012 di Carter Sickels, sceneggiato con grande cura da Elizabeth Palmore. Ci ricorda anche, anzi ci avvisa, che, qualunque sarà la portata e l’intensità del dramma al quale stiamo per assistere (indiziato dalle esplosioni a catena che minano i monti increspando il silenzio iniziale), la natura assisterà con noi a quel dramma mantenendo la sua impassibilità sovrumana. Non avranno séguito quelle esplosioni, unica traccia dell’attività mineraria su cui si regge(va) l’economia di Dove Creek, cittadina del West Virginia un tempo fiorente, immortalata dal film in un presente post-industriale fatto di povertà, miseria, abbandono: insomma uno di quegli angoli della banalissima provincia americana in cui in un batter d’occhio possono innescarsi incredibili horror stories.

 

 

Come non sembrano avere séguito i tentativi disperati del protagonista Cole Freeman, magistralmente interpretato da Philip Ettinger, di mantenere l’equilibrio precario della sua esistenza, e dell’esistenza della comunità alla quale appartiene, in cui le apparenze nascondono sempre altro: negli orari di lavoro è amorevolissimo operatore sanitario in una casa di riposo per anziani, ma quando smonta compra e vende al mercato nero antidolorifici, intrappolato in una contraddizione fatta di storica mancanza di opportunità, inadeguatezza alla realtà, paura del cambiamento. Ma la vita fa il suo corso imperturbabile come la natura di cui è espressione o escrescenza. La morte del nonno, il ritorno improvviso della madre fuggita molti anni prima, la ricomparsa di un amico di infanzia e alcuni tentativi falliti di relazione sentimentale costringono Cole a uscire dal suo guscio, rompendo una stabilità che non è altro che un loop e costringendolo a prendere delle decisioni, a tornare su dolori mai elaborati e su affetti mai del tutto estinti, a muoversi e cambiare, mentre aiutano noi a trovare in questo film tutto costruito per sottrazioni e reticenze una traccia seppur flebile dell’eterno modello del racconto di formazione. Una formazione che, per Sickels, Palmore e King, è una linea che, se non alimentata e accresciuta, rischia sempre di chiudersi in un cerchio, figura dell’immobilità e della morte.

 

A noleggio su My Movies fino al 23 novembre: https://www.mymovies.it/ondemand/38tff/movie/the-evening-hour/