Crime 101 – La strada del crimine di Bart Layton e la dinamica dell’ultimo colpo

Crime 101 – La strada del crimine è una raccolta di racconti di Don Winslow ripubblicata da HarperCollins dopo l’uscita recente dell’omonimo film diretto e sceneggiato da Bart Layton, regista finora fuori dal mio radar. Il racconto che dà il titolo al lungometraggio e all’antologia è davvero eccellente, molto articolato nonostante la sintesi (nella traduzione di Alfredo Colitto e Guseppe Costigliola sono 80 pagine). Winslow in purezza, con due antagonisti, lo sbirro antirapina Lubesnick (Mark Ruffalo nel film) e il rapinatore sofisticato Davis (Chris Hemsworth), che non sono né buoni né cattivi e fanno i conti con se stessi prima di tutto. Davis in particolare sembra il Vincent di Collateral (2004), e Michael Mann è nell’orizzonte degli eventi dello scrittore da sempre e anche del regista, in modo evidente. Però Davis non uccide, organizza rapine perfette cercando di non spargere una goccia di sangue, tutte commesse lungo la 101, la strada dai tratti panoramici bellissimi che collega Los Angeles a San Diego. Luoghi esclusivi ben serviti da negozi che vendono lusso e ovviamente gioielli, spesso manipolando le assicurazioni e il fisco. Una assicuratrice, Sharon (Halle Berry nel film: da notare come nel romanzo abbia solo 38 anni ma sia già considerata vecchia e sorpassata dall’ambiente), è il terzo lato di un triangolo che non è sessuale, ma rappresenta la figura geometrica perfetta del noir.

 

 
Il poliziotto stropicciato, il ladro dal passato misterioso con un’etica, la donna né dark né redentrice ma fottuta dal sistema che si vendica con le sole armi a propria disposizione: fascino e talento. Grande Winslow. Aveva annunciato il ritiro un paio d’anni fa per dedicarsi alla lotta comunicativa contro Trump ma per fortuna ci ha ripensato e solo da un paio di mesi è uscito il nuovo libro, L’ultimo colpo, sempre HarperCollins, ancora racconti uniti da un personaggio ricorrente, il detective surfista Boone Daniels. Winslow lo introduce così: «un poliziotto solitamente onesto». L’avverbio è già un immaginario, quello che amiamo. Com’è il film? Bello. Raro. Il poliziesco americano è in crisi da un quarto di secolo, ha regalato le proprie storie alla serialità e alle piattaforme che le hanno edulcorate, standardizzate. Ci sono eccezioni ovviamente, I Soprano e The Wire sono capolavori ma quanto tempo è passato dalla loro realizzazione? Quali altre storie poliziesche sono state all’altezza e ricorderemo tra 10 anni, non dico 50? Teniamoci stretto questo Layton quindi, classe 1975, britannico di Londra, capace di elaborare in maniera egregia il racconto alla base del film rispettando l’azione e la psicologia dei personaggi con qualche licenza come è giusto, ma senza perdere di vista la complessità sotto le righe tipica delle figure scritte da Winslow. Mann è ampiamente citato, come dicevamo. Davis potrebbe essere un giovane Neil McCauley, oltre che un Vincent, abita gli stessi spazi vuoti cambiati di continuo, rifiuta legami duraturi perché la disciplina questo impone: «non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi, venti, se senti puzza di sbirri dietro l’angolo».

 

 
E si fa fregare dalla dinamica dell’ultimo colpo. Quello che dovrebbe sistemarti per sempre, e invece ti incastra. Un poliziotto in crisi con la moglie e con i superiori, un ladro circondato da predatori (il ricettatore è il grande Nick Nolte) una donna integerrima fino a un secondo prima di pensare che forse non conviene… Cliché? E chi dice di no? Ma bisogna saperli maneggiare, avere qualcosa da dire e soprattutto da raccontare, rendere credibili oltre gli stereotipi i personaggi, come accade in questo film. Una cosa assente nella novella è la scena lunare di Davis e Monica Barbaro che ballano sulle note di Jersey Girl di Tom Waits versione live di Springsteen. La donna, sentendo il pubblico evidentemente locale entusiasmarsi ogni volta che Bruce enfatizza la provenienza della ragazza della canzone, invidia il senso di comunità estraneo ai californiani e soprattutto a Los Angeles, dove tutti sono abbandonati a loro stessi. Lei ce l’ha anche con lui che in fondo balla da solo, ma la linea di dialogo sembra ancora quella di Vincent: «Un uomo muore in metropolitana qui a Los Angeles, pensi che se ne accorgerà qualcuno? Milioni di persone, la quinta potenza economica mondiale, e nessuno si conosce». Questo è, lungo la 101.