Non è la prima volta che Hirokazu Koreeda trae ispirazione da un manga, era già successo con l’ottimo Little Sister e con il meno noto e sottovalutato Air Doll, ma questa occasione ha qualcosa di speciale. Look Back di Tatsuki Fujimoto rappresenta infatti una felice eccezione nel panorama più consueto delle opere disegnate che poi godono degli adattamenti mainstream: è infatti un manga autoconclusivo non particolarmente lungo (circa 150 pagine), realizzato con toni realistici e poetici, in questo molto distante dalla violenza iperbolica dell’opera più nota dell’autore (il barocco e cruento Chainsaw Man). Un lavoro che si pone inoltre al crocevia fra il classico genere dei tranche de vie e la tendenza ai manga oggi abbastanza popolari, dedicati al mestiere del fare fumetto in Giappone (ovvero di diventare mangaka).

Protagoniste sono infatti due ragazze dai caratteri opposti, Fujino, abile sceneggiatrice e creatrice di personaggi, dall’indole volitiva ed estroversa, e Kyomoto, solitaria otaku rinchiusa nel suo guscio, ma bravissima nel disegnare i paesaggi. L’incontro fortuito fra le due non darà solo vita a un sodalizio professionale di successo, ma anche a un’amicizia da cui entrambe guadagneranno qualcosa, almeno finché differenti scelte di vita e un tragico evento non faranno registrare una brusca virata del racconto. Una nuova storia di giovani, insomma, alle prese con L’innocenza della giovane età che si confronta con un mondo vissuto quasi totalmente da una dimensione interiore: sebbene girato in location autentiche (a iniziare dagli uffici di Shueisha, il colosso dell’editoria per cui le protagoniste firmeranno il contratto), il film non vuole infatti risultare uno spaccato sociale realistico, quanto il racconto di un trovarsi e un perdersi in una delicatezza di toni e una pienezza di sentimenti che possono arrivare a piegare il mondo alle proprie regole.

In questo senso il regista lavora sulla composizione visiva, attraverso delle tinte pastello esaltate dal girato in pellicola, che guarda direttamente all’estetica dello Studio Ghibli (citato direttamente nelle scene in cui Fujino e Kyomoto ne studiano gli artbook) e destinato a trovare compimento nella sequenza animata del pre-finale. Koreeda rispetta in questo senso un materiale che gli è affine – la storia ha anche avuto una trasposizione animata nel 2024, diretta da Kiyotaka Oshiyama – e ne esalta le possibilità liriche e di descrizione dell’intimità, trovando una divertita complicità nelle scene di descrizione del lavoro di creazione dei manga, ma anche una forte empatia nei passaggi di condivisione umana, quando Fujino convince Kyomoto a uscire dal guscio e aprirsi al mondo. Il tutto fino al momento che più rompe la continuità drammatica, tracciando una sliding door con cui rivedere gli errori commessi e dare forma a scenari alternativi dove la vita prende(rebbe) direzioni più inaspettate, felici, ma comunque in grado di descrivere la forza di un legame mai realmente spezzato dagli eventi. In questo senso, nonostante le giravolte drammatiche, Look Back si rivela un film ben focalizzato sulle sue finalità poetiche, anche quando i toni si fanno più cupi o sopra le righe, all’interno del perimetro tracciato sulla pagina disegnata, riletta con una convinzione autentica.


