Da anni, ormai, il cinema di Robert Guédiguian compone il profilo di una Francia che evidentemente esiste ma è sempre meno (o davvero poco) raccontato. È quella Francia che non è classe borghese e non è neppure proletariato. È quella classe che peraltro non vuole diventare borghesia, né idealizza il proletariato. A volte si tratta di immigrati di seconda o terza generazione, magari armeni in una trasversale autobiografia del regista, o magari algerini, o di chissà dove come accade in Une femme aujourd’hui il nuovo film del regista franco-armeno nel programma delle Giornate degli Autori di Venezia83. Il lavoro artistico di Guédiguian, non sempre e non del tutto amato come forse meriterebbe, resta sempre dentro una narrazione piana delle esistenze, il che non esclude i drammi, la morte e i disagi, ma nello scorrere della vita dei suoi personaggi c’è la prova di una possibilità differente rispetto al ritmo che solitamente si impone alla vita. In questa semplicità narrativa che non è semplicismo e che sembra trovare una specie di onda narrativa che travolge il suo cinema, il regista lavora da anni con risultati eccellenti come accade anche per Une femme aujourd’hui. L’ultimo suo lavoro registico che ha accompagnato, con una buona parte del cast, alla proiezione ufficiale del Festival.

Un film che forse non aggiunge molto alla sua poetica, ma che, di nuovo, ci fa guardare da un’altra parte, da un’altra prospettiva la complessità delle relazioni che secondo la visione di Guédiguian spetta al cinema narrativo dipanare. Sullo sfondo della sua solita Marsiglia, ombelico di un mondo interiore ma anche possibile scenario universale delle sue storie, Guédiguian ci racconta di Juliette (Marilou Aussilloux) che lavora nell’alta finanza con buone prospettive di futuro, guadagna molto ma non si gode, come potrebbe, la vita. È single e sua madre (Ariane Ascaride) è preoccupata perché non ha un fidanzato, suo padre (Gérard Meylan) è meno ansioso per le sorti della figlia, ma non meno affezionato. Sul lavoro è apprezzata e qualcuno le fa una corte sfacciata. Dopo una festa aziendale un evento farà cambiare vita a Juliette, che finalmente troverà un suo posto nel mondo raccogliendo l’eredità di sua nonna, che scoprirà essere algerina. Perfino i colpi di scena in Une femme aujourd’hui diventano nella piana narrazione non particolarmente eclatanti e ha ragione Guédiguian a sostenere che il suo è un cinema con il quale si vogliono semplificare le cose complicate, senza dimenticare che il mondo e la realtà che viviamo è estremamente complessa. Accade, in altre parole, il contrario di quanto molto cinema contemporaneo ci mostra, quando complica cose semplici senza che ce ne sia necessità. Che sia questo o sia altro i film di Guédiguian – complice il suo marxismo speranzoso – sanno comporre, tessera dopo tessera, un mosaico umano che in Europa – dopo l’addio al cinema di Loach e la scomparsa dai circuiti ufficiali di Philippe Lioret – nessuno sa o vuole più raccontare, il che costituisce da solo un fatto affinché questo cinema vada preservato per garantire la proficua biodiversità anche in questo mondo.

Il film non ha l’ambizione di raccontare una intera generazione di giovani capaci di raggiungere le vette lavorative, né vuole raccontare con particolare attenzione delle trappole e delle insidie del lavoro con la presenza di tanti squali pronti a divorarti che proliferano in questi ambienti. Il film di Guédiguian ha, ancora una volta, e con un’altra storia familiare e non, d’amore e non, un po’ come accade nella vita, ha la capacità di farci ritrovare in un ambiente nel quale sia ancora piacevole vivere. Il cinema, per il regista, diventa dunque un piccolo posto che ripete la complessità di quello più grande, che pure esiste e dentro il quale prova a trovare quel filo che ci lega più forte alla nostra vita e che vediamo più simile al nostro essere più profondo. È la verità dei personaggi di questo e anche degli altri film di Guédiguian a dare il senso di questa possibilità, che appare perfino reale nel diventare materia narrata, finalizzata dentro i volti soliti della famiglia artistica dell’autore. Une femme aujourd’hui non è una riflessione sui ruoli maschili o femminili e non ha nemmeno la pretesa di essere un’indagine sul mondo del lavoro, ma, ancora una volta, sa mettere in scena una sorta di umanità smarrita che senza buonismi di sorta o velleità autoriali, ci conduce dentro un mondo tutto personale alla ricerca delle nostre autentiche radici umane e sociali per farci scoprire o riscoprire potenzialità celate, sempre in quell’umano e silenzioso rapporto di solidarietà che al di là delle differenze, che esistono e vanno perfino coltivate, tra esseri umani, costituisce la rete vitale che tiene in piedi un mondo che sembra crollare di minuto in minuto.



