L’irresistibile autunno fuori dal tempo di Bob Dylan

Il Tour delle Luci d’Autunno. I colori tenui e caldi di questa meravigliosa stagione sono anche i colori delle poche luci appoggiate sul grande palco che accoglie, in ordine di apparizione: Anton Fig, batterista, Tony Garnier, bassista e capobanda, Julian Lage Joel Paterson, chitarre e Bob Dylan, cantante…Non una celebrazione, non un poeta cantante, non una passerella di un mito ma semplicemente una band, intesa come unica entità. Questo il senso della rappresentazione andata in scena lo scorso 2 novembre, in un Unipol Dome che ha accolto circa 15mila spettatori, compresi tra curiosi, voyeur, pettegoli, pseudo cronisti e veri amici appassionati. Scrivo queste mie righe dopo alcuni giorni trascorsi dal concerto e aver sentito e letto, aggiungerei come al solito, una sfilza di luoghi comuni, di errori, di sciocche polemiche e tanto altro a riguardo. In ordine sparso: l’uomo incappucciato che si nasconde al pubblico con cui non parla mai, come fosse una novità, le canzoni stravolte rispetto alle versioni originali, avrebbe cantato brani minori, come fossero minori capolavori come, per esempio, Love Sick, Not Dark Yet, Tryin’ To Get Heaven, non esegue…Blowin’ In The Wind e l’uso, ve lo giuro, della definizione “menestrello di Duluth”. Evidenza sull’aver proibito l’uso di cellulari, peccato che Bob Dylan ha iniziato a farlo gia’ nei suoi concerti nel 2022 e che in Italia di certo non è la prima volta che accade, vedi penultima occasione agli Arcimboldi e altrove. Chi ha polemizzato dovrebbe essere avvisato che anche tanti altri Artisti si sono affidati a Yondr per proibire gli smartphone, per esempio Jack White, Placebo, Black Crowes, Adele, Madonna, Green Day ecc.

 

 
Altra amenità che ho letto, non dirò dove, ma si tratta del più importante quotidiano nazionale, è  “Un’ora e mezza di concerto che privilegia il repertorio degli ultimi 30 anni e una band che ha il gusto del suono analogico”. Infatti è noto che prima Dylan era dedito all’elettronica e alla musica digitale e anche parlare di repertorio degli ultimi 30 anni, segnalo che ha cantato Tangled Up In Blue (1974), It Ain’t Me Babe (1964), I Shall Be Released (1967), Under The Red Sky (1990), Watching The River Flow (1971), e le due cover erano I Can Tell di Bo Diddley (1962) e I Can’t Seem To Say Goodbye di Jerry Lee Lewis (1970)!
“Quando credi di aver perso tutto ti accorgi che avevi ancora da perdere qualcosa. Vado via per la mia strada ma mi sento cosi male, sto cercando di arrivare in paradiso prima che chiudano la porta” (Tryin’ to get Heaven 1997). “A volte ho un peso addosso che non riesco più a portare, non è ancora buio ma presto lo sarà. Sembro muovermi e invece qui sto fermo, ogni nervo del corpo è insensibile e vuoto, non ricordo nemmeno da cosa scappavo quando ho messo piede qui. Non sento neanche il mormorio di una preghiera, non è ancora buio ma presto lo sarà” (Not dark Yet 1997).

 

 
Sono parte dei testi di due canzoni tratte da Time Out Of Mind eseguiti lunedi a Milano che testimoniano come il concerto di Dylan possa somigliare a una messa funebre un po’ come negli ultimi concerti di Leonard Cohen o nei testi di Black star, l’ultimo album di Bowie. E allora è facile per me farmi suggestionare in tal senso, avvicinando la felpa con cappuccio nera al manifesto cinematografico del Settimo sigillo di Bergman, una storia che parlava di sfidare la morte. E non è forse una sfida alla mortalità quella di un signore di 85 anni che da decenni passa 2/3 della sua vita su un palcoscenico, regalando silenzi che parlano banalmente più di mille parole. Il suo concerto è una pièce teatrale, fuori dal tempo, un’unica canzone con sonorità che attraversa vari generi, la sua voce è completamente immersa nei suoni sempre molto ricercati nella loro apparente semplicità. Si passa da fangose sonorità del Mississippi degli anni ’40 a una bossa nova con accenni a Puttin’ On the Ritz, al blues di Chicago che trasforma meravigliosamente la sua Tangled Up In Blue. Sa essere anche un crooner interpretando un brano country di Jerry Lee Lewis. Ma quante ne sa sulla Musica quest’uomo? Mi rendo conto di non aver espresso ancora il mio parere sui 90 minuti milanesi. Mi ha emozionato, coinvolto. Una band superlativa con i migliori chitarristi che abbiano mai accompagnato Dylan in tutti questi anni. Ha ribadito la sua unicità e soprattutto ha illuminato la buia scena dello show business nazionale, dimostrandosi, al solito, molto piu’ avanti di tanti contemporanei, vuoti lustrini destinati a spegnersi . Il suo è davvero un Never Ending Tour.

 

Set List

Watching the River Flow
Love Sick
It Ain’t Me, Babe
Tryin’ to Get to Heaven
High Water (For Charley Patton)
I Can Tell
Black Rider
Tangled Up In Blue
When I Paint My Masterpiece
Not Dark Yet
I Can’t Seem to Say Goodbye
False Prophet
Soon After Midnight
Million Miles
Under the Red Sky
I’ve Made Up My Mind to Give Myself to You
Goodbye Jimmy Reed
I Shall Be Released