Mistero a Saint-Tropez di Nicolas Benamou: nulla di nuovo sotto il sole

Il prologo sulle inequivocabili note di Saint Tropez Twist di Peppino Di Capri ci introduce al luogo di vacanza da vip per eccellenza in Costa Azzurra negli anni 70. E proprio nell’agosto 1970 è ambientata la vicenda: il miliardario Claude Tranchant (Benoît Poevoorde diventato nella versione italiana Claude Croissant, da cui il nomignolo con cui lo apostrofa la moglie “cornetto”) e la moglie Eliane (Virginie Hocq) come ogni anno invitano nella loro lussuosa villa registi, sceneggiatori, attrici di fama (Rossy de Palma) e attricette che sognano di sfondare (Elise Bachir Bey), produttori… Ma il sabotaggio della Renault Floride di Eliane fa pensare che la donna, già presa di mira da lettere anonime contenenti minacce di morte, possa essere seriamente in pericolo. Il marito fa quindi appello alle sue conoscenze altolocate, nella fattispecie il ministro Chirac che a sua volta contatta il capo della polizia (Gérard Depardieu), per mandare qualcuno sotto copertura a indagare. Essendo fuori gioco i migliori ispettori della capitale, la scelta ricade sul goffo e incompetente ispettore Jean Boulin (Christian Clavier), che si finge cameriere alle dipendenze dello chef (Jérôme Commandeur, dall’insopportabile falsetto), ma è capace solo di cacciarsi nei guai.

 

 

Un progetto che ha origini lontane nel tempo: nel 2018 il regista Jean-Marie Poiré (il padre del film campione di incassi I visitatori, vero e proprio fenomeno popolare in Francia visto all’epoca – era il 1993 – da oltre 13 milioni di spettatori) annuncia alla stampa che sta lavorando alla sceneggiatura di Do you do you Saint-Tropez, una commedia poliziesca con Clavier protagonista nei panni di un ispettore. Il titolo evoca immediatamente la canzone Douliou Douliou Saint Tropez, interpretata da Geneviève Grad in La ragazza di Saint-Tropez (Le gendarme de Saint-Tropez, 1964, di Jean Girault) con il celeberrimo Louis de Funès. Il tempo passa e il progetto cambia titolo e regista. Ma qualcosa sembra essersi inceppato strada facendo. Mistero a Saint-Tropez vuole essere un omaggio a un’epoca passata – e la ricostruzione degli anni 70 è effettivamente accurata negli arredi, costumi, automobili, uso di split screen – e nelle intenzioni anche alle commedie poliziesche dell’epoca, ma finisce per scimmiottare le pellicole di Louis de Funès e il Peter Sellers di La pantera rosa (fin dai titoli di testa). Le gag sono estremamente prevedibili e datate: l’arrogante e irritante Boulin passa il tempo a distruggere oggetti preziosi, a rovesciare il contenuto dei vassoi sugli ospiti, a inciampare, cadere e finire nelle buche, con un meccanismo ripetitivo piuttosto inconcludente. Non va meglio dal punto di vista dell’intrigo poliziesco che rimane totalmente sullo sfondo dal momento che non c’è nessuna suspense e, di conseguenza, nessun interesse per scoprire il colpevole. Nonostante il cast altisonante, i personaggi finiscono per essere macchiette bidimensionali che alla lunga stancano.