Vite reali, fughe nel paesaggio americano: siamo in Tennessee e Mamma, That’s All Right, il “non-film” di Valentina Signorelli visto tra le Proiezioni Speciali alla 62. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro appena conclusasi, è un viaggio nel cuore colorato dell’America profonda. Il calendario conta i giorni attorno al 4 luglio, data ovviamente identitaria, per un doppio ritratto documentario che parte da due italiani in America e guarda al contempo quanta America c’è in questi due italiani. I loro nomi sono Luca Chiappara e Mario Monterosso, entrambi siciliani – Palermo il primo, Catania il secondo – entrambi musicisti “Tennessee based”. Valentina Signorelli li segue lungo il tragitto delle loro giornate, prima di riunirli in vista del 4 luglio. “Conosco Luca da diversi anni – ci ha detto la regista a Pesaro – è un musicista professionale e collabora con diverse band. Ho pensato che seguire le sue giornate sarebbe stato interessante, ma ho voluto affiancargli un altro personaggio, Mario Monterosso, anche lui musicista, che però vive a Nashville. Anche Mario conosce Luca da diversi anni, sono entrambi musicisti nati in Italia che si sono trasferiti in Tennessee per fare il lavoro che amano. Ho voluto raccontarli in maniera puramente osservazionale, cercando di interferire il meno possibile con quella che è la loro realtà. Li ho messi insieme partendo dalla consapevolezza che Mario ha un carattere molto diverso da quello di Luca, anche perché appartengono a due generazioni differenti”.

Mamma, That’s All Right presenta i due protagonisti nelle loro realtà e li unisce per il 4 luglio, quando Mario invita Luca a raggiungerlo da Nashville a Memphis per una sessione di registrazione nel leggendario Sun Studio.
“Ho deciso di ambientare il tutto durante le celebrazioni del 4 luglio, sia perché è visivamente una grande festa molto cinematografica, sia perché offriva una cornice solida alla narrazione dei due personaggi. Il progetto nasce nell’ambito della collaborazione tra la National Italian American Foundation e Aurelio De Laurentiis per produrre opere che raccontano storie di italiani in America. Quando ho risposto alla call ero già a Nashville, ho pensato che girare in Tennessee avrebbe offerto una prospettiva differente da quella abituale di chi racconta gli italoamericani, in genere associati a città come New York o Chicago o Los Angeles. In realtà pochi sanno che in Tennessee c’è una comunità italiana molto ampia, dato che almeno l’8% della popolazione del Tennessee ha origini italiane o italo-americane”.
Al di là dell’approccio basato sull’osservazione, nel film c’è una certa sensibilità flagrante nei confronti dell’ambiente, dei colori, dei suoni offerti dal Tennessee. Hai anche usato il Super8 in alcune riprese per ottenere questo effetto.
“Il rapporto con lo spazio e con l’ambiente circostante è un fattore importante per me e ho cercato di costruirlo in parallelo rispetto alla definizione dei due protagonisti. Il Tennessee non è il mio ambiente, ho dovuto imparare a conoscerlo, e anche per questo abbiamo combinato il digitale con il Super8 soprattutto per le scene musicali. Questo perché un’altra reference del film è sicuramente Elvis con l’estetica anni ’50 e ’60 che si porta dietro, quella luce molto particolare che in Tennessee e in tutti gli stati del sud ancora si sente e si adatta molto bene alla pellicola Kodak Super8”.

La narrazione è molto attenta a riprodurre il mood delle vite dei due protagonisti e anche la connessione che si crea tra di loro quando si ritrovano e suonano insieme.
“Luca lo conosco da diversi anni, sono sempre rimasta in contatto con lui e ho pensato che funzionasse molto bene sia visivamente sia come carattere. È una persona molto leggera, ha sempre la battuta pronta, Mario invece è più posato e il contrasto tra loro due funziona. E poi hanno la capacità di comunicare tra di loro in una maniera non verbale che viene fuori dalla sequenza della creazione del brano”.
Un elemento importante del film mi pare lo sguardo sul mito dell’America, con le sue contraddizioni, il culto delle armi…
“Il Tennessee rispetto a tanti altri stati ha una presenza molto visibile dalle armi, le persone vanno in giro armate, ci sono più armi che persone… La scena d’apertura girata nel poligono di tiro era importante per raccontare cos’è il Tennessee, mi serviva un momento in cui portare lo spettatore all’interno di quel contesto e quindi ho scelto di girare questa scena al poligono”.

E poi c’è la partecipazione di Priscilla Presley.
“Lei ha vissuto tantissimi anni a Memphis e ha un legame particolare col territorio. Per me era importante riuscire a trovare una sorta figura che potesse convalidare ulteriormente il racconto dell’esperienza di Luca e di Mario, quindi ho pensato di contattarla e le ho scritto una lettera chiedendo la sua disponibilità semplicemente per rispondere ad una domanda, che è poi la domanda di tutto il progetto: cos’è il sogno americano? Cosa rimane del sogno americano oggi?”.


