Kevin, Trésor, Sasha, Léopard, Magic, Maxime, Raiden, Michael, Dimitri, Lucas, Julien. Orfani, derelitti, fuorilegge, rifiutati dal mondo, ricercati dalle Forze Speciali pronte a ucciderli. Non hanno casa, occupano quelle altrui. I nemici sono rapidi e spietati nugoli ronzanti di droni. Gli “Orfani” hanno compiuto in passato azioni efferate, Jessica (Aomi Muyock) – tra Jeanne D’Arc e la Quiet della serie di videogames Metal Gear, Jessica che potrebbe provenire dalle pagine della Storia o di un testo sacro – poi li ha presi con sé, ha dato loro protezione, prossimità, amore. La amano come una madre, anche se hanno pochissimi anni in più o in meno di lei, è una dea-guerrigliera a cui sono incredibilmente devoti. Armati di kalashnikov e coltelli per non morire, si addestrano insieme, dormono insieme. Sono forti, fragili, sembrano non sapere nulla della vita. Accarezzano teneramente un gruppo di gattini, si perdono soavi nella musica quasi la sognassero, per il compleanno di colei che li ha salvati comprano una torta con la zuccherosa scritta “Jessica on t’aime”, quasi una dedica di bambini alla loro maestra.
“Noi siamo orfani. La nostra eredità è prendere tutto, tutto ciò che ci è stato negato. Entreremo nelle vostre case e vi sgozzeremo nel sonno. Guarderemo le partite sui vostri schermi piatti, mangeremo i vostri gelati. Svuoteremo le vostre cantine e i vostri armadi. Vestiremo come dei principi, con i denti d’oro. Rinchiuderemo i vostri cani nelle gabbie delle tigri. Non abbiamo diritti, e allora prendiamo tutto […] Il nostro amore è una cometa”. Lucas (Augustin Raguenet) grida queste parole da un villa su un’isola, la nuova casa del gruppo, grida senza che nessuno lo ascolti, perché noi non vediamo nessuno, perché in Jessica Forever, lungometraggio d’esordio di Caroline Poggi e Jonathan Vinel (disponibile in streaming su Amazon Prime Video), è l’assenza – umana e di senso – che bracca i personaggi.

 

 

Non ci sono persone ma i loro oggetti, i televisori, le moto, i lampadari, le piscine, i computer e i device, le abitazioni, Il mondo è vero, tattile, ma non è reale, perché non può essere traccia di nulla, può essere percepito, intuito, ma non ha corpo. È il nostro mondo, urbano e naturale, ma senza di noi, non è post-apocalittico, piuttosto sembra stranamente appena nato, un mondo iniziale, fantastico, che non conosce il desiderio, misteriosamente fermo, un videogioco scarnissimo, un immaginario solipsistico. È uno sci-fi impraticabile, Jessica Forever, una distopia primitiva, un futuro che, più che imprecisato, sembra non appartenere al tempo, futuro disincarnato, che stride e coincide coi corpi dei protagonisti, col sangue, coi loro muscoli, la loro forza, la violenza, giovani uomini legati da dinamiche cameratesche, affettive e di gioco che solo l’infanzia sembra poter possedere. Sono vite dolorose che attraversano un nostro presente parallelo, espropriato, deserto. Kevin (Eddy Suiveng) sfonda una vetrata per sfuggire alla sofferenza; su una spiaggia la figura di un’altra donna, di una ragazza, Camille (Maya Coline), inventa l’amore di Michael (Sebastian Urzendowsky); nel mare vivono i morti, e dal mare ritornano. Una trama che non lo è, personaggi che non recitano ma dicono, che sentono gli altri prima di sé stessi. In Jessica Forever ritornano così e si espandono, si perdono, i precedenti cortometraggi del duo di registi francesi: l’amicizia e i fantasmi di Tant qu’il nous reste des fusils à pompe, l’amore sensuale e candido di Notre héritage e After School Knife Fight. Dentro un film dolcemente anarchico, come un assurdo documentario del gesto, strano teatro della parola e pudico racconto-delirio di formazione, war movie immaginato, opera affascinante e di un rigore, di un’essenzialità che hanno qualcosa di religioso. “Buonanotte, figli miei. Qui potrete tornare a sorridere, ve lo prometto. E anche se la morte ci bracca come bestie, non dobbiamo avere paura, perché saremo sempre insieme”, dice Jessica mentre tutti gli altri stanno già dormendo. Fino alla battaglia decisiva, all’ultima, alla quale sanno che non potranno sopravvivere. Ma, se Jessica è per sempre, se i morti tornano ad abbracciarci, la morte forse non esiste.

 

 

 

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