Tre amiche in cerca di nuova vita: Fantasy di Kukla vince il 37° Trieste Film Festival

È Fantasy, una storia di formazione tutta al femminile ambientata nei sobborghi di una non meglio identificata città slovena, ma girata in buona parte in un quartiere del capoluogo giuliano, a vincere il concorso principale della 37ª edizione del Trieste Film Festival. Si tratta di una coproduzione sloveno-macedone, che segna il debutto nel lungometraggio di finzione della sceneggiatrice e videomaker nota come Kukla (aka Kukla Kesherovic). Un esordio promettente, sebbene la confezione non sia esente da ingenuità di trama e virtuosismi di ripresa senz’altro eleganti ma non sempre funzionali alla narrazione. Mihrije, Sina e Jasna sono tre amiche per la pelle che hanno da poco superato i vent’anni e vivono nei sobborghi di una città slovena. Hanno in comune l’essere considerate “maschiacci” (termine in Italia fuori moda, ma che restituisce puntualmente l’originale sloveno attraverso la mediazione dell’inglese “tomboy”) che nascondono le forme dietro felpe grigie extralarge e fasce contenitive, il girare in motorino e l’adottare un codice comportamentale bizzarro (“Le droghe sono per gli hippy, l’alcol per gli sfigati”); ma anche il provenire da famiglie al limite del disfunzionale, che appartengono a differenti etnie balcaniche e si rifanno più alle tradizioni ataviche dei paesi di provenienza che non alle regole di convivenza della terra in cui risiedono.

 

 
Le problematiche che le ragazze vivono in casa sono in effetti assai diverse, ma a ciascuna di loro va comunque stretto il contesto conservatore, patriarcale e opprimente che le relega a un ruolo subalterno e tende a limitarne l’autonomia. Sina sfoga la propria aggressività in palestra con la kickboxing e Jasna fa altrettanto sui campetti da basket con il malessere personale amplificato dalla petulanza accidiosa della madre, mentre Mihrije non ha ancora scartato del tutto la prosecuzione degli studi come veicolo di emancipazione; ma poi le tre si ritrovano insieme a commentare la loro mesta quotidianità e guardare l’orizzonte con la speranza inespressa che regali loro una svolta, un cambio di passo. L’incontro con Fantasy, nome con il quale si presenta loro il coetaneo transgender Filip, è come un vento all’apparenza innocuo, che tuttavia scompiglia le carte in tavola e cambia tutto nel trio, dagli equilibri alle stesse aspettative delle ragazze, che prendono gradualmente coscienza di sé, di chi sono o vogliono essere. D’altronde Fantasy è l’esatto opposto di come sono Mihrije, Jasna e Sina: elegante, disinvolta, curata in ogni dettaglio, indipendente (anche se vive di espedienti). Il suo fascino gentile contagia in particolare Mihrije, con effetti più tenui sulle amiche, tanto che la storia si concentra da un certo punto in poi proprio sulla ragazza di origine albanese.

 

 
La quale, nel momento in cui intuisce che i parenti vogliono combinare per lei un matrimonio come già hanno fatto con la più remissiva cugina (che, promessa sposa nella ricca Danimarca, commenta pragmaticamente: “Se devo piangere, è meglio farlo su una Porsche”), Mihrije se ne va e si rifugia da Fantasy, che sta andando in Macedonia al capezzale della madre morente. Quindi c’è il viaggio, dove la fragilità (di una) e il disorientamento (dell’altra) portano in dote un’improbabile notte d’amore sotto un cielo fiabesco, il risveglio brusco che solo certe mattine possono regalare e il ritorno a casa, le cose che sono cambiate (in famiglia e tra le amiche), il guardare avanti per trovare la propria strada. Che si palesa, come voleva il grande Antonio Machado, percorrendola (“…Se hace camino al andar…”). La trentacinquenne Kukla ha costruito una storia che intreccia realtà e fantasia (quest’ultima evidente in alcuni inserti surreali, enfatizzati cromaticamente) a partire da un’idea maturata una decina d’anni or sono, mentre girava un video musicale. La suggestione le arrivò da immagini e racconti con protagoniste ragazze balcaniche che si ribellavano alle condizioni sociali e familiari adottando comportamenti, atteggiamenti e look da maschi, a prescindere dall’orientamento sessuale.

 

 
Fantasy è stato preceduto da Sisters, un cortometraggio realizzato da Kukla nel 2021, di cui riprende il tema, conservando pure l’elemento della sorellanza esplicitato nel titolo. Il fatto di esser stato pensato a lungo si nota invero in alcuni passaggi del film, perfino troppo sorvegliati e a rischio di artificiosità, anche se l’insieme rivela un’apprezzabile freschezza, sigillata dalla spontanea bravura di un manipolo di attrici perfettamente in parte. Dopo un inizio che fa l’occhiolino a L’odio di Kassovitz (per la periferia urbana degradata, il numero delle amiche e l’assortimento di matrice etnica), Kukla abbassa notevolmente il tasso di conflittualità (concentrandolo inoltre tutto all’interno degli ambienti familiari e del gruppetto di amiche) e mette in scena un coming of age a più voci che integra elementi melodrammatici e altri da commedia sentimentale giovanilistica, conditi con un pizzico di denuncia sociale e con la condanna implicita di rigurgiti omofobi. Lo stile di regia è fluido, forse solo troppo incline all’inquadratura sghemba e alle riprese dal basso tanto care a Tarantino, che non sempre paiono giustificate dallo svolgimento. Efficace, ad ogni modo, nel restituire tanto la situazione stagnante in apertura, quanto il successivo movimento innescato dall’irrompere aggraziato di Fantasy, che apre alla ricerca di un centro di gravità, non necessariamente permanente, ma capace di dare un senso ai giorni da vivere.

Le immagini sono di Lazar Bogdanović.