Shin Zero di Mathieu Bablet e Guillaume Singelin: nell’era dell’incertezza precari supereroi alla giapponese

Per anni i kaiju, i mostri giganteschi simili a Godzilla, hanno devastato il pianeta Terra con le loro scorribande feroci. La razza umana ha reagito difendendosi con la propria arma più efficace, la scienza, con cui ha creato esseri umani in grado di fronteggiare questa minaccia dalle dimensioni ciclopiche. Sono i super sentai, eroi che la tecnologia ha reso in grado di crescere fino a poter fronteggiare i kaiju, per poi ripiegare su più sicuri ed efficaci robot da combattimento. Per anni i super sentai hanno reso più sicura la terra affrontando le creature fino a che esse sono misteriosamente sparite dal mondo, ed è allora che gli eroi si sono trovati senza una nemesi ma, invece che smettere di esistere a loro volta, si sono riciclati adattandosi alla modernità fluida fatta di precariato lavorativo ed esistenziale. Le loro tute colorate vengono indossate da giovani che talvolta ne fanno un modo per diventare qualcuno ma, per lo più, svolgono lavori a chiamata nel campo della sicurezza, dal semplice servizio antitaccheggio a missioni di vera e propria lotta al crimine. Ha dell’incredibile come i fumettisti francesi siano in grado di produrre manga in grado di giocarsela con le produzioni giapponesi senza sfigurare se messe di fianco ad alcuni best seller del genere, uno su tutti Bastien Vivès con il suo Last Man, un tributo a diversi sottogeneri del manga che va però molto oltre alla propria natura di pastiche.

 
Shin Zero (Bao Publishing, pag.216, euro 18) di Mathieu Bablet, già autore di Shangri-La, e Guillaume Singelin, che ha realizzato opere del calibro di Frontiers. Shin Zero rilegge il sottogenere dei super sentai, i supereroi con le divise colorate stile power rangers, ricontestualizzandolo brillantemente in un’ambientazione profondamente attuale e disincantata ma, al tempo stesso, umana. La sceneggiatura di Bablet legge la contemporaneità con una lucidità quasi dolorosa nel suo raccontare la difficoltà di coltivare i propri sogni in una società in cui esistere è diventato difficile e per riuscirci non è strano dover ricorrere a espedienti e compromessi. I protagonisti di Shin Zero sono giovani pieni di progetti per un futuro rinviato in data da destinarsi perché nel frattempo bisogna pagare le spese basilari senza essere certi di quando si verrà chiamati per il prossimo lavoro. Il tratto di Singelin assimila alla perfezione l’estetica tipica di un certo fumetto giapponese che amalgama la cura profonda per il dettaglio realistico con il dinamismo spinto delle scene d’azione su sfondi dettagliati e immersivi. Graficamente il risultato centra in pieno il bersaglio proprio perché rappresenta con efficacia le diverse anime di Shin Zero, quella di racconto fantascientifico e avventuroso al pari di quella di riflessione sociale ed esistenziale valorizzandole entrambe. Il primo volume dei tre previsti apre l’opera suscitando tutta la miglior curiosità di leggere i prossimi due albi di un manga che prende il meglio di diverse scuole di fumetto.