Possiamo comprendere tutta la logica che sta alla base di un progetto quale Spenser Confidential. È comprensibile il fatto che il film veda la luce direttamente su Netflix, dopo che i lavori precedenti firmati dalla coppia Berg-Wahlberg non è che avessero trovato un grande riscontro di pubblico in sala. È comprensibile come i due amici, qui alla loro quinta avventura insieme, abbiano deciso di cimentarsi questa volta con una action comedy per prendere una boccata d’aria senza rinunciare alle tanto amate esplosioni. È comprensibile come, dopo la parentesi di Red Zone – 22 miglia di fuoco (2018) abbiano sentito la voglia di “tornare a casa”, nella Boston che ha dato i natali all’attore è che era già stata scenario del precedente Boston – Caccia all’uomo (2016). È inoltre comprensibile come, considerando tutti questi elementi, Spenser Confidential voglia omaggiare a più riprese il The Departed (2006) di scorsesiana memoria, non solo per l’ambientazione o per la presenza di Wahlberg come comune denominatore, ma l’ostinata ricerca di un’estetica audiovisiva debitrice nei confronti di quel film. Insomma, che Peter Berg e Mark Wahlberg si siano divertiti e abbiano sentito l’impulso di avventurarsi in un simile progetto, se non si fosse ancora capito, è più che naturale.

 

 

Quello che tocca chiederci, però, è quanto il film sarà in grado di instaurare un legame affettivo anche con il pubblico e non solo con chi lo ha realizzato. A vederlo con occhi meno coinvolti, lontano da tutte le motivazioni alla base della sua genesi, Spenser Confidential arriva in ritardo, anzi, fuori tempo massimo. Certo, in un paio di momenti ci si diverte, la coppia formata da Mark Wahlberg e Winston Duke tutto sommato funziona e i nostalgici ritroveranno un Alan Arkin sempre all’altezza. Superata questa prima analisi, però, cosa ne resta? Peter Berg dimostra di non avere molto altro da offrire. Se il progetto è nato come un capriccio, un divertissement spensierato e da non prendere sul serio, il rischio è che a divertirsi sia solo lui. Non c’è una trovata che sia una, non c’è un guizzo, oppure un’idea interessante sulla quale concentrarsi. Tutto scorre senza lasciare traccia, senza sentimento. Il film si dimostra così un ibrido poco amalgamato, un thriller sporcato da qualche momento comico oppure una commedia (mancata) che si cimenta nel thriller. L’intenzione di creare una sorta di episodio pilota, un esperimento per capire se sarà possibile tornare a dialogare con questi personaggi dando vita a una serie di lavori targati Spenser è evidente (soprattutto nel finale) e, di nuovo, più che comprensibile. Tuttavia, sperando di essere smentiti, sarà anche comprensibile se il pubblico non si farà trovare presente all’appello per la seconda puntata.

 

 

 

Scrivi