Carisma, credibilità e impegno: a George Clooney il Leone d’Oro alla Carriera di Venezia 83

“Un carisma costruito sulla credibilità”: è questa la definizione che più di tutte focalizza la carriera di George Clooney nelle parole con le quali Alberto Barbera ha commentato il Leone d’Oro alla Carriera attribuito dalla Biennale a George Clooney. Habitué del Lido, l’attore, regista e produttore statunitense tornerà quest’anno a Venezia per ritirare il prestigioso riconoscimento dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (2 – 12 settembre 2026). E infatti le sue parole di ringraziamento sono chiare: “Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così”.
Origini irlandesi, nato nel Kentucky da una madre ex miss in concorsi di bellezza e un padre anchorman, George Clooney si è imposto come star televisiva di E.R. – Medici in prima linea dopo una gavetta di alcuni anni. Ma il successo televisivo lo ha lanciato sul grande schermo come un divo che ha saputo gestire il fascino della sua presenza scenica, la fotogenia delle espressioni e una scelta molto oculata dei progetti ai quali aderire. “Nella sua triplice veste di attore, regista e produttore – ha detto Alberto Barbera – George Clooney è un artista completo e carismatico, appassionato e originale”, che ha saputo “trasformare una vocazione profonda in una delle parabole più luminose del cinema contemporaneo”. L’immagine in apertura è di Anette Nantell.

 

Jay Kelly (2025) di Noah Baumbach. Cr. Peter Mountain/Netflix © 2025.

 
Il Leone d’Oro alla Carriera va di sicuro a premiare un divo di grande richiamo, ma anche un interprete di grande sensibilità, che ha costruito sempre personaggi equilibrati, solidi e solidali, “capace di abitare lo schermo con una naturalezza disarmante” basata sul “dono di far sembrare i suoi personaggi non solo credibili ma desiderabili, vicini e umani, grazie anche ad un fascino innegabile”, dice Barbera. Il quale ha sottolineato anche come George Clooney abbia “attraversato i generi con versatilità preziosa: i film di guerra con Three Kings e Syriana, il thriller con Michael Clayton, la commedia sofisticata con Ocean’s Eleven e Fratello dove sei?, la fantascienza con Gravity e Solaris, la commedia agrodolce con Paradiso amaro, Tra le nuvole e Jay Kelly”. E poi c’è il suo lavoro da regista, autore di film “che rivelano un’idea esigente e generosa di cinema: Confessioni di una mente pericolosa, Good Night and Good Luck, Le idi di marzo, Suburbicon, sono esempi di film ricercati, ambiziosi, fuori dalle regole e dalle convenzioni del cinema hollywoodiano, nei quali si riflette l’altra sua vocazione, quella per l’impegno sociale e umanitario che contribuisce a farne una figura di assoluto rilievo nell’universo dello spettacolo contemporaneo”.
C’è da chiedersi a questo punto se a consegnargli iln Leone d’Oro alla Carriera sarà il suo inseparabile amico Brad Pitt. Tutto dipende dall’attesissimo sequel di C’era una volta a Hollywood dedicato a Cliff Booth scritto da Tarantino e diretto da David Finher: sarà o no a Venezia?