Il grande amore alla prova della guerra civile attraverso la storia dell’incontro tra Alice (Alba Rohrwacher), giovane illustratrice svizzera trasferitasi a Beirut come tata, e Joseph (Wajdi Mouawad) brillante ingegnere che sogna di portare gli uomini nello spazio. Un amore destinato a durare nei secoli («Vi dichiaro marito e moglie per l’eternità» è la formula che sancisce la loro unione). «E vissero per sempre felici e contenti» si potrebbe aggiungere perché I cieli di Alice inizia proprio come una favola che ammicca al cinema muto e alla slapstick comedy, con la comparsa di personaggi surreali (la donna cedro, simbolo del Libano), gesti e azioni che si ripetono (l’avvicinarsi di Joseph ad Alice giorno dopo giorno spostandosi di tavolino), cartoline davanti a cui la protagonista si muove, cuori che battono per rivelare il colpo di fulmine, stelle cadenti e cicogne che portano bambini, la famiglia di origine in plastilina da cui sradicarsi, letteralmente, tagliando le radici sotto le scarpe… Poi l’atmosfera cambia e il film si concentra sui primi due anni – dal 13 aprile 1975 al 22 marzo 1977 – della guerra civile che andrà avanti fino al 1990. Dal sogno si passa alla realtà e ai bombardamenti che dapprima interessano la periferia, ma poi si fanno sempre più vicini: la regista Chloé Mazlo (anche autrice della sceneggiatura con Yacine Badday), al suo esordio nel lungometraggio dopo aver realizzato molti corti animati, cerca di mantenere un contesto non realistico (i combattenti in strada con le maschere animalesche, la televisione che annuncia l’ennesimo cessate il fuoco, il muro di fotografie di persone scomparse che si anima…), ma il dramma incombe anche nei rapporti personali.

 

 

Un’interessante commistione di generi e stili caratterizza quest’opera prima audace e ambiziosa. Come già aveva fatto Mariane Satrapi nel bellissimo Persepolis (2007) per raccontare l’arrivo del regime islamico in Iran e il radicale cambio di vita che aveva sperimentato in prima persona, anche la Mazlo si è ispirata alla sua storia familiare. In particolare il personaggio di Alice è ispirato alla nonna che dalla Svizzera si trasferì in Libano nel 1955. Circondata da un’aura dorata, Alice – che sembra davvero aver trovato il Paese delle meraviglie -, segue e partecipa in prima persona al precipitare degli eventi dimostrando un attaccamento sincero alla terra d’elezione («Se nessuno ha il coraggio di rimanere…», dice alla sua gallerista che ha deciso di trasferirsi a Parigi con la famiglia o ancora: «Stiamo meglio qui, te l’assicuro» fa notare a Joseph che le propone di tornare in Svizzera). Un personaggio lunare e a tratti stralunato, che sembra essere caduto sulla terra per irradiare gioia intorno a sé ma che deve arrendersi al fatto che il suo paradiso «è così cambiato» mettendo alla prova anche il grande amore tra lei e Joseph. Ma per fortuna le favole (r)esistono.

 

 

 

Sotto i cieli di Alice faceva parte della selezione ufficiale della 49a Semaine de la Critique e ora è in sala e sulla piattaforma IWonderfull.

 

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