Adam Glenn (Nicholas Galitzine) vive la sua vita monotona da impiegato delle risorse umane sognando ogni giorno Eternia, un mondo lontano popolato da eroici guerrieri e malvagi nemici mostruosi che, capitanati dal terribile Skeletor, hanno ridotto il pianeta in schiavitù. Per tutti Eternia è un luogo inventato ma Adam sa che esiste perché è da lì che viene, mandato sulla terra da sua madre, la regina, per fuggire a Skeletor e ai suoi sgherri. Il principe tuttavia non si rassegna e vuole tornare sul suo mondo natale e riportare la pace e la giustizia. Per farlo, tuttavia, dovrà prima trovare la spada magica con cui è stato mandato sulla Terra, un’arma in grado di sbloccare un potere divino e salvare Eternia. Masters of the Universe segna il ritorno nelle sale cinematografiche di un franchise mitologico che ha segnato le vite dei bambini negli anni ’80: He-Man e i dominatori dell’universo. Si trattava di una linea di pupazzi dal fisico scultoreo, gonfio ed esagerato con un’estetica fantasy con diversi tocchi fantascientifici, in cui castelli antichi e mostri armati di ascia e mazza solcavano i cieli su mezzi volanti o cavalcavano ragni meccanici. Gli universi narrativi di He-Man erano due: le storie sword and sorcery che si potevano leggere nei mini fumetti allegati ai giocattoli oppure il cartone animato prodotto dalla mitica Filmation di Lou Scheimer, dai toni leggeri e con più di un tocco di comicità.

I produttori del film hanno scelto la seconda strada, consapevoli del fallimento del primo adattamento del franchise per il grande schermo, negli anni ’80, un film completamente irriconoscibile che con i giocattoli e i cartoni animati nulla aveva a che vedere. Il risultato oggi è un film costruito sul fan service che alterna momenti nostalgia, easter egg a raffica in cui i bambini di un tempo possono riconoscere i loro eroi e le situazioni tipiche del cartone animato, a un umorismo scemotto che fa impallidire il più leggero dei film Marvel. Quindi, Masters of the Universe si può definire un film riuscito? Senza dubbio. Magari non è un film memorabile ma è un film divertente e godibile con cui chi non ha vissuto gli anni d’oro di He-Man può semplicemente divertirsi con dell’intrattenimento spensierato, mentre chi ha consumato i giocattoli della Mattel vive un una confortante scarica di dopamina ogni volta che i suoi ricordi compaiono sullo schermo quasi sempre con un alto grado di fedeltà. In definitiva Masters of the Universe non è, e non vuole essere, niente più di questo e c’è da dire che ci riesce. Grazie a un’estetica che pur attualizzando il look dei personaggi non li snatura, evitando forse il più grave degli errori compiuto con Masters of the Universe anni ’80, il tentativo pur comprensibile di rendere credibile per il cinema l’aspetto visivo del cartone animato portato troppo oltre fino a rendere il film qualcosa di diverso, complice la decisione infelice di stravolgere la trama, portando lo spettatore in un universo narrativo alieno alle sue aspettative. Al contrario, il Masters of the Universe è per lo più un’opera conservativa per un pubblico conservatore, ed è qui che centra l’obiettivo.


