Il passo leggero dell’umanità: Running Club, il secondo romanzo di Emanuele Galesi

Il Curvo si trova a quel punto della vita in cui ciò che lo aveva caratterizzato in gioventù, quelle prime fondamenta su cui aveva costruito il proprio sé nell’età adulta, si sono sgretolate. Anahi, la sua ragazza storica, è partita e coltiva una vita all’estero mentre la videoteca che il Curvo aveva rilevato e gestito con tutta la passione di un cinefilo ha terminato il proprio ciclo vitale. E lui, a questo punto, si ritrova con la necessità di trovare un lavoro e ricostruire le coordinate di un’interiorità che diano senso alla sua vita. Ed è a questo punto che ritrova il Coach, una vecchia conoscenza che lo introduce al mondo della corsa non come semplice allenamento fisico e nemmeno come circolo sociale. La corsa è, per il Coach, un percorso filosofico, forse addirittura mistico, il cui significato va più in profondità dal semplice mettere un piede davanti all’altro. Il Curvo accoglie la corsa e ne fa uno dei capisaldi di una vita attraversata da una moltitudine di personaggi umani a modo loro, talvolta strambi e talvolta tanto normali da sembrare banali ma tutti, immancabilmente, tappe di un nuovo sentiero fisico, professionale e psichico. Dopo un esordio apprezzato come Sei tu il figlio, il giornalista bresciano Emanuele Galesi torna in libreria con un romanzo che, il gioco di parole è casuale fino a un certo punto, cambia nettamente passo rispetto al lavoro precedente. Se l’opera prima di Galesi era infatti un racconto autobiografico doloroso quanto asciutto e scevro di retorica, capace di rappresentare il dramma di una generazione senza compiacimento né melodramma eccessivo, il suo secondo libro, Running Club (Santelli Editore, pag.322, euro 21) è un romanzo corale la cui cifra è una certa leggerezza nel raccontare l’umanità dei personaggi che lo popolano non perché essi siano macchiette o vivano vicende comiche, si tratta per lo più di storie di vita senza accadimenti particolarmente sopra le righe, ma proprio perché quest’approccio permette all’autore di rappresentare la vita con una lucidità che non perde tuttavia l’empatia che caratterizzava il romanzo precedente.

 

 
Le vicende del Curvo e delle persone che gli stanno intorno sono situazioni con cui è facile entrare in risonanza, a cui si partecipa volentieri e con una certa dose di divertimento, è la vita per com’è, a tratti difficile ma non priva di soddisfazioni, un processo in divenire in cui ci si identifica specie se come lettori si comincia ad avere qualche anno sulle spalle e si sono vissuti i cambiamenti che plasmano il modo in cui facciamo esperienza del mondo. Rispetto a Sei tu il figlio, Galesi è cresciuto come autore e la sua scrittura è più solida, più tecnica e dà vita a un libro che, in termini di stile e costruzione, cammina molto più sulle proprie gambe in quanto funziona, anche se privo di una propulsione narrativa forte, come la vicenda autobiografica della cui spinta emotiva Running Club non ne può giovare e non ne ha bisogno, perché è un altro libro e l’autore ha nel frattempo guardato avanti. Quel che è rimasto uguale è quel gusto di osservare la propria città di origine per calarvi la vicenda raccontata con discrezione ma, per chi ha vissuto a Brescia, ricca di elementi riconoscibili. Non ci sono scorci da cartolina o luoghi famosi sbattuti sulla pagina come merce in vetrina ma locali che hanno caratterizzato e caratterizzano le vite di chi la città la vive, qualcosa che sta tra una strizzata d’occhio e una base solida e reale per costruire un’ambientazione. Perché Running Club racconta in definitiva proprio questo, la storia di una persona che attraversa un mondo interiore oltre che esteriore, tracciandone una seconda volta l’itinerario quotidiano di una vita.