In psicologia l’intelligenza situazionale viene intesa come la capacità di un individuo di adattarsi perfettamente dal punto di vista linguistico, degli atteggiamenti e dei comportamenti alle diverse situazioni che si presentano. In questo aspetto Didier Deschamps è un maestro. Col passare degli anni il C.T. francese è divenuto un comunicatore formidabile. Oggi il suo controllo sulle conferenze stampa è totale. Semplicemente non soffre nessun tipo di pressione: “Ha un modo di comunicare molto personale, con una reale consapevolezza della situazione, che si riflette anche nel suo modo di gestire la squadra e nel suo stile di gioco. Tutto è ben strutturato; ha vissuto le più grandi vittorie e le sconfitte più strazianti, ed è questo che gli ha permesso di essere l’uomo e l’allenatore che è oggi” (Lionel Bellenger). Non si rimane a capo di una Nazionale come quella francese per 14 anni se non si ha una cognizione assoluta del ruolo e di ciò che significa anche come carica simbolica. Da notare che per trovare C.T. così longevi bisogna guardare alla storia del calcio, ai vari Guillermo Stábile (Argentina) — 18 anni, Vittorio Pozzo – 18 anni, Hugo Meisl (Austria) — 17 anni, Walter Winterbottom (Inghilterra) — 16 anni. Arrivato all’ultimo ballo Deschamps, dopo essersi piazzato 1° e 2° a Russia 2018 e a Qatar 2022 (dove ha perso il titolo ai rigori con l’Argentina), ora ha una sola missione: vincere. Un recente sondaggio ha certificato che per i tifosi francesi il risultato minimo è la Finale…

Nato a Bayonne, zona basca del sud della Francia, nel 1968, Deschamps esordirà a Usa 2026 il 16 giugno a New York contro il Senegal portandosi in panchina tenacia, orgoglio e attaccamento alla proprie radici. Valori che ha sempre seguito fin dai tempi della carriera da calciatore. Le conferenze stampa di avvicinamento sono state un monumento all’elusione: ha sempre condotto lui il gioco rifugiandosi in risposte spiazzanti: “Mi avete preso per una pernice di quattro mesi”, riferito a come ha scelto i convocati, oppure in incontrovertibili banalità, ad esempio sul ruolo di Mbappé (“Kylian? È Kylian”). Ma se deve lasciare spazio alle sue convinzioni è trasparente e sincero: “I giocatori non sono qui per ricevere, ma per dare…” L’audacia sostiene le sue scelte. Tra i 26 giocatori convocati, solo cinque centrocampisti sono stati scelti dal C.T.: N’Golo Kanté, Manu Koné, Adrien Rabiot, Aurélien Tchouaméni e Warren Zaïre-Emery. Anziché convocare un centrocampista aggiuntivo e affidarsi a Eduardo Camavinga o Corentin Tolisso, Deschamps ha optato per un altro difensore (Maxence Lacroix) e un attaccante in più (Jean-Philippe Mateta). Scegliendo nove giocatori offensivi e così pochi centrocampisti di ruolo, l’ex allenatore della Juve conferma la sua preferenza per un modulo 4-2-3-1 con quattro giocatori offensivi davanti a un doppio perno di centrocampo. Però Désiré Doué e Maghnes Akliouche possono giocare in una posizione più arretrata se necessario. Giova ricordare che nel 2018, l’anno del trionfo, l’allenatore si era affidato a cinque centrocampisti: N’Golo Kanté, Blaise Matuidi, Steven Nzonzi, Paul Pogba e Corentin Tolisso.


