All come to look for America – Vozinha, eroe per un giorno, ferma la Spagna

Al fischio d’inizio di Spagna – Capo Verde Josimar José Évora Dias, il portiere della nazionale capoverdiana che tutti chiamano Vozinha, aveva circa 50mila follover su instagram. Al novantesimo ha superato i 3 milioni e il contatore continua a correre (oggi sono 7milioni e 900mila). Vozinha è indiscutibilmente l’eroe di  giornata, lo 0 – 0 porta la sua firma. La Roja non è riuscita a sconfiggere la nazionale numero 64 del ranking Fifa nonostante abbia dominato la partita: 62% di possesso palla, 27 tiri totali (contro 1), 394 passaggi completati, ma non ha trovato il pertugio giusto nel (commovente) catenaccio della Nazionale dell’arcipelago delle dieci isole vulcaniche. Tutta la stampa spagnola è in lutto per la figuraccia e gli è andata pure bene: a 2 minuti dalla fine su azione d’angolo, Borges ha colpito di testa ma la conclusione è finita fra le braccia di Unai Simon. Fosse stata angolata ora si parlerebbe di una delle più grandi soprese della storia della Coppa del Mondo. Gli Squali Blu, alla loro prima partecipazione mondiale, facevano simpatia ma non erano minimamente considerati, anche se avevano eliminato il Camerun per arrivare alla fase finale. Forse perché la rosa è stata formata in modi alle volte avventurosi: Roberto “Pico” Lopes, difensore, nato a Dublino 33 anni fa, a 3mila miglia da Praia (capitale di Capo Verde), ha origini miste, con madre irlandese e padre capoverdiano, e da pochi anni ha lasciato la banca dove lavorava per il pallone. Oggi gioca nello Sharmrock Rovers ed è stato scoperto e convocato tramite Linkedin.

 

 
MVP della partita è stato giustamente nominato Vozinha, 40 anni lo scorso 3 giugno, è diventato tra l’altro il terzo portiere più anziano a tenere la porta inviolata in un match dei Mondiali, dopo Peter Shilton (40 anni, 281 giorni) e Dino Zoff (40 anni, 130 giorni). Cresciuto sull’isola di São Vicente, viveva con i nonni dato che i genitori non potevano badare a lui: il padre era un militare sempre in missione, la madre doveva lavorare per mantenere la famiglia. Ha trascorso la sua infanzia per strada, a giocare a calcio, con i ragazzi più grandi che lo chiamavano Vozinha (nonnina). Una carriera spesa fra i campi di Angola, Moldova, Portogallo, Cipro, Slovacchia e ancora Portogallo (seconda serie). Oggi non ha un contratto ma un lavoro da dentista. Certo se qualche squadra si facesse avanti…Subito dopo il fischio finale è corso a prendere la bandiera del suo Paese mentre le lacrime gli rigavano il volto:”Pensavo ai miei nonni, che mi hanno cresciuto e che significavano tutto per me. Non erano qui perché sono venuti a mancare qualche anno fa. Pensavo anche a mia madre, che non è potuta venire perché non siamo riusciti a raccogliere i soldi per il suo visto in tempo. Avrei voluto che fosse qui. Ma sono lo stesso molto felice.”