All come to look for America – L’ Olanda e la periodica agonia dei tiri di rigore

La maledizione continua. Non è necessario (però aiuta…) aver avuto un padre accanito melomane per pensare a Rigoletto e al Conte di Monterone (“E tu, serpente, tu che d’un padre ridi al dolore, sii maledetto”). Ma cosa avranno fatto di male i poveri calciatori olandesi e chi si sta accanendo su di loro da ormai 16 anni? La musa Eupalla, verrebbe da pensare, ricordando la divinità partorita dalla feritile mente di Gioanbrerafucarlo. Più probabilmente la dispettosa dea Dispalla, frutto dell’immaginazione di un altro genio, Stefano Benni. Resta il fatto che la povera Olanda – o i poveri Paesi Bassi, se preferite – nella fase finale dei Mondiali è imbattuta da 16 anni e da 16 partite, avendo però raccolto la miseria (perché tale è) del terzo posto nel 2014. Ma c’è di peggio. Se consideriamo anche l’edizione disputata in Sudafrica, gli orange possono vantare 22 risultati utili nelle ultime 23 gare (i tiri di rigore non fanno parte della partita. Servono solo a decidere chi vince il turno in una competizione a eliminazione diretta). L’unica sconfitta è quella partita in finale contro la Spagna, siglata dal gol di Iniesta all’11’ del secondo tempo supplementare, quando già si raccoglievano scommesse sull’esito dei calci di rigore. Col senno di poi, tutto lascia presagire che sarebbe comunque finita male per Sneijder e compagni (a proposito: cosa può fare un calciatore per fregiarsi del Pallone d’Oro più che vincere il triplete con la squadra di club e arrivare in finale del Mondiale da co-capocannoniere?

 

 
Eppure in quel 2010 il premio fu conferito all’uruguaiano Furlan) che proprio dal dischetto sono stati eliminati quattro anni dopo dall’Argentina in semifinale, nel 2022 dagli stessi sudamericani nei quarti e ora dal Marocco nei sedicesimi, i primi nella storia della Coppa del mondo. Nel 2018 l’Olanda non si era invece qualificata per la fase finale (una volta può capitare a tutti. Una volta…). Per completare il quadro della maledizione, ricordiamo che l’Olanda ha disputato e perso altre due finali, nel 1974 e nel ‘78, in entrambe le edizioni opposta ai padroni di casa, prima della Germania Ovest, quindi dell’Argentina. In particolare questa seconda partita, risoltasi ai tempi supplementari, fu condizionata dall’arbitraggio casalingo di Sergio Gonnella. A (molto) parziale consolazione degli orange, le tre finali perse non rappresentano un record, visto che la Germania è stata sconfitta in quattro circostanze: nel 1966 in Inghilterra proprio dai bianchi di sir Alf Ramsey, nell’82 in Spagna dall’Italia, nell’86 in Messico dall’Argentina (in queste tre occasioni come Germania Ovest) e nel 2002 dal Brasile. Per completezza d’informazione, soprattutto per i lettori più giovani, allego la definizione di Eupalla e Dispalla. La musa di Brera “presiede alle vicende del calcio ma soprattutto del bel gioco, divinità benevola che assiste pazientemente alle goffe scarponerie dei bipedi”. Quella di Benni, che compare nel romanzo d’esordio Bar Sport, è “divinità capricciosa che governa le sponde e gli spigoli, che con sghemba e beffarda mano fa impazzire le traiettorie e sbilenca le parabole, che annebbia la vista ai portieri e appanna i riflessi ai difensori, che annoda le gambe all’ala in fuga e restringe la rete davanti al centravanti”.