All come to look for America – E il calcio europeo continua a dominare…

Schema 6-1-1: tanta Europa, vecchia e nuova, e una sola rappresentante dell’Africa e del Sudamerica; ai Paesi ospitanti non basta essersi fatti in tre per avere una formazione ai quarti di finale (era accaduto soltanto in Qatar e Sudafrica; manca il Brasile, unica nazionale sempre presente nelle ultime otto edizioni). E se la Seleçao è la grande assente dei quarti di finale, la Norvegia rappresenta la novità assoluta, grazie anche alla…mancata presenza dell’Italia. Già, perché nelle altre tre occasioni in cui gli scandinavi avevano partecipato alla fase finale del Mondiale erano sempre stati eliminati dagli azzurri: nel 1938 battuti 2-1 negli ottavi al termine dei tempi supplementari; nel 1994 sconfitti 1-0 nella terza partita della fase a gironi, in una gara caratterizzata dalla precoce espulsione di Pagliuca e dalla scelta di Sacchi di sacrificare Roberto Baggio (indimenticabile, oltre che ampiamente condivisibile, il suo commento all’uscita dal campo: “Questo è matto”) oltre che dal gol partita dell’omonimo Dino; quattro anni più tardi, di nuovo agli ottavi e ancora per 1-0 con rete di Bobo Vieri. Per contro, la Norvegia si è confermata bestia nera (ma si dice ancora? Non è che gli animalisti insorgano?) del Brasile, avendo ottenuto la terza vittoria in cinque confronti, che si va ad aggiungere a due pareggi.

 

 
Che si tratti di un anno magico per i nordici, già dominatori dei Giochi di Milano-Cortina (18 ori e 41 medaglie in totale) lo conferma la doppietta nella quarta tappa del Tour, con successo di Mads Pedersen e l’inedita maglia gialla conquistata dal trentenne Torsten Traeen. A proposito di Olimpiadi invernali: è fresca (…) la notizia dell’esclusione dal programma della combinata nordica, che ne faceva parte fin dalla prima edizione del 1924, ora sostituita dal freeride, disciplina forse sconosciuta ai più e sicuramente a chi scrive. Sarà il tanto celebrato “nuovo che avanza”, ma la cancellazione di una delle specialità che ha fatto la storia dello sport a cinque cerchi non mi sembra una buona idea. Torniamo però agli ottavi di finale, che, tra sorprese e pronostici rispettati, hanno comunque confermato due caratteristiche di questa edizione: le poche partite risolte ai calci di rigore (una soltanto, dopo le due dei sedicesimi, per una media di una sola gara su otto) e le rimonte completate in zona Cesarini (o Cesaroni, per chi segue questa rubrica). E ancora una volta, a farne le spese è stata una squadra africana, l’Egitto, che ha incassato dall’Argentina tre reti tra il 33’ e il 47’ del secondo tempo, vedendo così vanificato il doppio vantaggio, come era accaduto nel turno precedente al Senegal contro il Belgio.

 

 
In pieno recupero anche il gol di Merino che ha risolto a favore della Spagna il derby della penisola iberica, facendo piangere Ronaldo (che peraltro minaccia di non ritirarsi ancora). Detto che la Svizzera non approdava ai quarti dal lontano 1954, quando era Paese organizzatore, gli ottavi del Mondiale uno e trino verranno probabilmente ricordati per la clamorosa cancellazione della squalifica dello statunitense Folarin Balogun, espulso con un rosso diretto nel corso della sfida vinta ai danni della Bosnia ed Erzegovina, e riammesso per intercessione di Trump – come da lui stesso dichiarato con candore pari soltanto alla protervia – nei confronti del suddito Infantino. Lo stesso presidente degli Usa ha poi spiegato di essere convinto che l’espulsione, da lui definita “sospetta” (gomblotto, per dirla con Biscardi) avrebbe costretto gli Stati Uniti a scendere in campo in dieci uomini. Spiace dare ragione al quotidiano Libero, ma il suo titolo in prima pagina e a tutta pagina dell’edizione del 20 giugno, fotografa perfettamente il Tycoon. Poiché però San Piero dice il vero, come sostenevamo con convinzione da bambini, il Belgio ha vinto largamente e il bomber risorto non ha combinato granché.