Cosa abbiamo letto nel 2017 (Prima parte)

Abbiamo chiesto a collaboratori, giornalisti e critici di indicare un libro, letto nel 2017 che li abbia colpiti. Pagine che non dimenticheranno e che vogliono condividere con duels.it. Ecco cosa hanno scelto.

Luigi Abiusi
Leggenda privata di Michele Mari (Einaudi)

Ancora un’immersione nell’infanzia, con i suoi feticci, le paure legate ai sottoscala, alle muffe, gli angoli bui; dopo, la scoperta dell’amore e della sessualità (le forme acerbe dell’adolescenza); il retaggio familiare scontato in separazioni e disillusioni colme d’affetto, per poi tornare al presente che ha le sembianze di un sogno.

 

 

 

 

 

Marì Alberione
Scarti di Jonathan Miles (Minimum Fax)

Gli scarti, ovvero gli avanzi, di cui si cibano Talmadge e Micah o i pezzi del passato di Elwin, linguista sovrappeso alle prese con un divorzio e un padre malato o le macerie dell’11 settembre che travolgono la vedova Sara e il suo rapporto con la figlia adolescente e il nuovo marito. Esistenze alla deriva che cercano il modo di sopravvivere perché alla fine «tutto è recuperabile […]. Perfino tu».

 

 

 

 

 

Pier Maria Bocchi
Le cure domestiche di Marilynne Robinson (Einaudi)

Letto dopo averne visto la splendida trasposizione cinematografica, Una donna tutta particolare (Housekeeping, 1987, Bill Forsyth), mancata all’epoca – chissà perché. Un romanzo di quasi totale e travolgente descrittivismo, a cui forse non siamo più abituati: impegnativo, forse troppo e in maniera troppo consapevole, ma contiene pagine di sublime bellezza.

 

 

 

 

 

Marzia Gandolfi
Ci rivediamo lassù di Pierre Lemaitre (Mondadori)

Perché i francesi non sanno solo realizzare il bel cinema popolare, sanno anche scrivere bei romanzi popolari. Le due cose, evidentemente, vanno insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raffaella Giancristofaro
Con molta cura di Severino Cesari (Rizzoli)

Molto, tanto di più di un semplice diario delle terapie mediche dell’editor che con Paolo Repetti ha creato Einaudi Stile libero. Perché niente può esistere, nemmeno il piacere della letteratura, senza compassione e condivisione.

 

 

 

 

 

 

 

 Mauro Gervasini
Victoria Cross di Alan D. Altieri (TEA edizioni)

Non avevo mai letto i romanzi del ciclo di Russell Kane, “sniper” del SAS britannico, ho rimediato con questo, il terzo di quattro, attratto dall’ambientazione, le highlands scozzesi. Per chi non conoscesse la prosa tonitruante di Altieri è un ottimo battesimo del fuoco. Voglio segnalare altri due libri molto belli letti nel 2017: Agosto oscuro di Tommaso Labranca, pubblicato postumo da Tipografia Helvetica, e il penultimo noir di Michel Bussi, Non lasciare la mia mano (edizioni e/o).

 

 

 

 

 

Federico Gironi
Il libro del mare di Morten A. Strøksnes


Avvincente, colto, istruttivo, profondo, mescola l’autofiction con la saggistica, Lo squalo di Spielberg con i testi sacri, Edgar Allan Poe con i trattati di biologia marina, la storia con la poesia. Non parla solo del rapporto universale tra l’uomo e il mare, ma tra l’uomo e tutto ciò che è misterioso e ignoto, compresi il suo inconscio e il percorso e il senso della vita.

 

 

 

 

 

 

 

Luca Malavasi
Epopea americana di Joyce Carol Oates (Il Saggiatore)

Quattro romanzi pubblicati tra il 1967 e il 1971, e finalmente tradotti per il Saggiatore. Un’epopea della perdita dell’innocenza, raccontata attraverso le vite malandate di una serie di prototipi della società statunitense dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento, guardando un po’ a Faulkner e un po’ a Flaubert.

 

 

 

 

 

 

Emanuela Martini
Nel guscio di Ian McEwan (Einaudi)

Un esercizio letterario funambolico, nelle viscere, nella testa e nel cuore di un bambino   è ancora nella pancia della mamma, che si chiama Gertrude, mentre lo zio (e amante della mamma) si chiama Claude. E quindi abbiamo già capito a chi ci si riferisce: un Baby Hamlet geniale, disarmante e disarmato, impastato di cultura pop di varia levatura e di ironico cinismo, pessimista anzitempo eppure pieno di voglia di vivere.

 

 

 

 

 

Filippo Mazzarella
Invasione Usa – Idee e ideologie del cinema americano anni ’80 di Pier Maria Bocchi (Bietti)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Filiberto Molossi
Ricordami così di Bret A. Johnston (Einaudi)

Perché in un momento in cui film, saggi, romanzi cercano spesso di comprendere e indagare (a volte riuscendoci bene) l’istituzione famiglia, il libro di Johnston riflette sulle dinamiche di un nucleo familiare in modo inedito, dando un peso all’assenza e alla presenza e scolpendo dilemmi, dubbi e sensi di colpa nelle spesse e pesanti pareti del non detto.
 

 

 

 

 

 

Marina Sanna
Sul cinema e altre imperfezioni di Ezio Alberione (Bietti)

Una raccolta di saggi che dimostra quanto siano ancora folgoranti e attuali  le intuizioni e riflessioni del critico Ezio Alberione, scomparso prematuramente. Una miniera di idee, aneddoti e di spunti sul cinema, sul linguaggio, la forma, i contenuti. E ancora, su come la scrittura possa essere bella, appassionante ma anche difficile, impegnativa. Raffinata e arguta come i pensieri di Ezio.

 

 

 

 

 

 

Fabrizio Tassi
  
La scuola del silenzio di Marc Fumaroli (Adelphi)

La cultura post-tridentina contro Lutero, la Compagnia di Gesù contro l’Enciclopedia, Reni e Poussin contro Caravaggio, frate Panigarola contro Voltaire. In quell’altra verità, che va “contro la Storia”, si celebrano insieme Apollo e Cristo, si vive sul Parnaso, nelle Accademie, dentro l’Arcadia, e l’estasi è importante quanto la “divina rethorica”. La pittura? Un esercizio spirituale».

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Torlaschi
Le otto montagne di Paolo Cognetti (Einaudi)

Perché il racconto di un’amicizia non è mai stato così scarno, così concreto, così diretto. Perché questa prosa limpida e misurata è di una semplicità tanto estrema quanto coinvolgente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabio Vittorini
Qui di Richard McGuire (Rizzoli Lizard)

Un’operazione sul tempo e sulla durata mai vista in un graphic novel, capace, ibridando la tecnica dell’intermittenza proustiana con la logica livellare del videogame, di spazializzare il tempo in chiave metamoderna.