All come to look for America – Il tempo delle favorite

Il calcio è sempre logico a posteriori, sosteneva Gioanbrerafucarlo, ovvero era già tutto previsto, per dirlo in musica (Riccardo Cocciante, 1975). I quarti di finale hanno infatti promosso le quattro favorite, che sono anche le nazionali che avevano già conquistato almeno un titolo. NIhil sub sole novum, dunque: le magnifiche otto (Uruguay, Italia, Germania e Brasile le altre quattro titolate) rimarranno tali, nel segno della continuità, anche guardando al passato più recente, visto che l’Argentina è la squadra campione in carica, la Francia vinse l’edizione precedente e la Spagna quella del 2010; per trovare invece il successo dell’Inghilterra bisogna andare indietro di sessant’anni tondi tondi, periodo nel quale i Bianchi non sono andati oltre due quarti posti, nel ‘90 e nel 2018, quando peraltro Harry Kane vinse la classifica cannonieri. Soltanto il primo confronto dei quarti – ripetizione, anche nel risultato, della semifinale in Qatar – ha avuto poca storia, alla luce dell’evidente superiorità della Francia nei confronti di un Marocco rinunciatario, fin troppo condizionato dalle assenze di Ismael Saibari e Chadi Riad, mentre le alte sfide si sono risolte o nell’ormai immancabile zona Cesarini (gol dello spagnolo Merino al 43’ della ripresa a piegare il Belgio) o ai supplementari, nei casi delle affermazioni di Inghilterra e Argentina ai danni di Norvegia e Svizzera.

 

 
Proprio queste due ultime nazionali, le vere sorprese del Mondiale, hanno confermato fino all’ultimo la loro competitività ai massimi livelli. In particolare la Svizzera, apparentemente il vaso di coccio delle Final Eight, non solo ha impegnato per due ore abbondanti i campioni in carica, ma lo ha fatto nonostante fosse rimasta in dieci già al 27’ della ripresa per l’espulsione di Embolo (troppo facile fare giochi di parole…) conseguenza dell’intervento del Var che ha rivisto il contrasto con Paredes che l’arbitro aveva sanzionato con il giallo, segnalando la (peraltro evidente) simulazione dell’elvetico il quale, già ammonito, è finito anzitempo negli spogliatoi, scatenando polemiche destinate a durare almeno fino al prossimo mondiale. Detto per inciso, anche in questo episodio una parte di responsabilità va attribuita a Bastoni (che come capro espiatorio fa concorrenza al professionista Benjamin Malaussène) la cui ormai celeberrima simulazione contro la Juventus potrebbe non essere risultata estranea alla decisione della Fifa di introdurre questo genere di situazioni nella casistica in cui il Var può dire la sua. Sempre per inciso, rilevo che a fronte della crocifissione (sportivamente parlando) del difensore nerazzurro, si continua a esaltare la Mano de Dios, anziché condannare la furbata ben più grave – per le conseguenze e il contesto – commessa giusto quarant’anni fa da Maradona. Senza dimenticare (e magari raccontare ai più giovani), la vicenda che vide protagonista Silvio Piola, diventato un eroe per noi italiani avendo segnato di pugno in amichevole nel 1939 contro l’Inghilterrra (un destino cinico e baro per i Tre Leoni).

 

 
Incisi a parte, va riconosciuto alla Svizzera di aver giocato meglio, finché c’è stata parità numerica in campo, mentre l’Argentina ha confermato tutte le difficoltà già palesate nelle precedenti partite a eliminazione diretta, avendo dovuto disputare per la seconda volta i tempi supplementari, come in occasione del sofferto 3-2 nei sedicesimi con Capo Verde, mentre negli ottavi le era riuscita una rimonta più unica che rara ai danni dell’Egitto, battuto con lo stesso punteggio. L’Albiceleste si presenta così alle semifinali con il per nulla invidiabile record della difesa più battuta nelle ultime tre gare (7), contro i 4 gol al passivo dell’Inghilterra, prossima avversaria, l’unico della Spagna e il clean sheet della Francia, che però ha subìto due gol nella fase a gironi, mentre gli iberici hanno incassato la prima e unica rete proprio nei quarti, sicché il portiere Simòn ha avvicinato il record d’imbattibilità nella fase finale dei mondiali detenuto dal 1990 da Walter Zenga con 517 minuti, fermato a 491 (recuperi – e che recuperi! – esclusi) dall’atalantino del Belgio De Ketelaere. A proposito di portieri, va segnalato che l’esito della metà delle sfide dei quarti è stato condizionato, ma potremmo anche scrivere determinato, da due interventi difettosi, quello del belga Lammens, subentrato al 25’ della ripresa all’infortunato Courtois, e del norvegese Nyland. In entrambe le circostanza gli estremi difensori non hanno trattenuto conclusioni da fuori, venendo inesorabilmente trafitti sulla ribattuta. La mamma di Sommer è sempre incinta…