Si inizia nel sogno: Jean e Joan Holbrooke raccontano di aver fatto un sogno e che l’una si è svegliata per aver sentito un rumore nel sogno dell’altra. “c’erano due gabbie di uccelli ai lati” dicono, mentre percorrono questo corridoio tra due grandi voliere piene di uccelli. Come a dire che in questa storia lo spettatore è posto in un punto di confine tra realtà, illusione, immaginazione, mentre le due protagoniste ce ne mostrano le connessioni. Bucking Fastard che Werner Herzog porta nel concorso di Venezia è una storia antica e moderna. Si nutre dello stesso immaginario di Kaspar Hauser e Cuore di vetro perché condivide con essi un linguaggio poetico ed eccentrico, capace di illuminazioni profonde e rarefatte epifanie sociali. Ambientato nell’Irlanda contemporanea, tra campagna e città, dove le due sorelle (ispirate alle reali gemelle Freda e Greta Chaplin con cui Jean e Joan hanno in comune la vita in simbiosi) si spostano per allontanarsi dalle tentazioni e dalle dicerie della gente (colpevoli di stalking nei confronti del loro vicino di casa con cui hanno avuto una breve relazione, finita con il matrimonio di lui) ma anche per sfuggire dal rischio di normalizzazione che la società imporrebbe loro.

Lo sguardo di Herzog asseconda il punto di vista delle due sorelle fin dalla prima scena, loro che non vogliono pensarsi nella loro individualità, che parlano in sincrono e si muovono all’unisono, ci appaiono subito aliene nella capacità di provare ed esprimere una saggezza selvaggia e una mansueta imprudenza. Gli opposti convivono in armonia in queste due ragazze caparbie al punto da non farsi scalfire dal conformismo o dal timore dell’isolamento. La passione prima di tutto, necessaria e vitale, forse anche un poco irriverente, le spinge a provocare convenzioni e persone che la vita pone loro di fronte. Il vero amore insegna loro ad appiccare fuochi, l’ossessione le porta a sfidare se stesse in un’impresa compiuta a mani nude alla ricerca di un mondo ideale, dove poter enunciare la loro duplicità, rifiutare l’idea d’indipendenza e aprire a quattro mani una scatola di sardine. Dovranno scavare per due anni un tunnel dentro le grotte della campagna irlandese (dove le ha accolte una zia che rappresenta un ponte tra mondi inconciliabili) prima di riuscire a ricongiungersi alla leggenda che per loro è vita.

La riconoscono nella storia raccontata loro dal vecchio McFarlane sul tunnel segreto che conduce dall’Irlanda fino alle isole Orcadi e che diventa per Jean e Joan la prova dell’esistenza di un altro mondo, Arcadia o Atlantide, dove si può vivere nell’ostinata ricerca dell’amore assoluto, assecondando una percezione anticonformista delle cose, tanto cara a Herzog e a tutti i suoi film. Il mondo visto da un’altra prospettiva, come quando la notizia dell’imminente esplosione del vulcano La Soufrière ha spinto Herzog e la sua troupe ad andare proprio dove tutti stavano scappando. Questo in definitiva il desiderio di Bucking Fastard: spingersi nei territori illogici e trovarvi terreni fertili e accoglienti allo smarrimento e alle visioni. Seguire una volpe e riconoscere la forma dei propri sogni in grotte millenarie, dove tornare vestite da sposa. Trionfo della libertà a patto di non tradire il sogno stesso, come dice loro il guardiano all’uscita: “Non potete uscire, perché potete essere dentro”.


