Salvare la memoria: il cinema indigeno brasiliano al 37 Bolzano Film Festival Bozen

Focus sul Cinema Indigeno Brasiliano alla 37° edizione del Bolzano Film Festival Bozen (12-21 aprile). Dopo il cinema della Galizia spagnola celebrato dello scorso anno, la manifestazione, da sempre attenta alla geografia e alle minoranze etniche e linguistiche, si porta in Brasile per “dedicare uno spazio a popolazioni trasformate in minoranze etniche e linguistiche dalla storia e parlare di colonizzazione e decolonizzazione, riflettere sul rapporto di queste comunità e sulle esperienze dei singoli con la cultura predominante, con la modernità”, dice Vincenzo Bugno, direttore artistico del festival. La line-up del Focus presenta complessivamente 6 programmi: forme soprattutto documentarie di singoli artisti o collettivi indigeni, ma che si confrontano anche con la finzione o con la diversità di altre esperienze artistiche accanto a lungometraggi di registi non indigeni ma profondamente interessati a tematiche indigene. “Si tratta di un cinema che vuole salvare la memoria, la cultura delle popolazioni indigene e non dimentica certo discriminazioni e sofferenze alle quali sono state sottoposte. Di cineasti che vedono nell’atto di riprendere delle immagini un momento di resistenza e di resilienza”, sottolinea Bugno. Tra gli ospiti il regista Takumã Kuikuro, appartenente al popolo Kuikuro e cresciuto nella riserva indigena di Xingu, nella foresta amazzonica brasiliana. Il Focus – Cinema Indigeno Brasiliano è stato curato congiuntamente da Paulo Roberto de Carvalho, produttore e cofondatore di Autentika Films e dallo stesso Vincenzo Bugno, con la collaborazione del produttore e regista Felipe Bragança. (In apertura una immagine tratta da YAÕKWÁ, IMAGE AND MEMORY di Rita Carelli).

 

AIKU’È ZEPÉ di Zahy Tentehar

 
Suddiviso in tre blocchi, il programma del Focus è composto complessivamente da 10 cortometraggi, un mediometraggio e un lungometraggio. Il primo programma è dedicato principalmente al lavoro di Takuma Kuikuro, co-autore del lungometraggio The Hyperwoman (As Hiper Mulheres), testimonianza di un arcaico gioioso rituale (quasi) tutto al femminile che ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali.THE HYPERWOMEN (AS HIPER MULHERES) di Carlos Fausto, Leonardo Sette, Takumã Kuikuro (BRA, 2011, 80′, Portoghese) Kanu è l’unica donna del villaggio che ricorda tutte le canzoni da eseguire nel rituale delle “iperdonne”. È arrivato il momento di trasmettere le sue conoscenze, così iniziano i preparativi per la cerimonia tutta al femminile. Un divertente ritratto delle relazioni di genere tra i kuikuro. FEBRE DA MATA (JUNGLE FEVER) di Takumã Kuikuro (BRA, 2023, 11’). Lo sciamano e la sua famiglia vanno a pescare. Durante la battuta di pesca, un giaguaro si avvicina e inizia ad abbaiare spaventato, in cerca di aiuto. YAÕKWÁ, IMAGEM E MEMÓRIA (YAÕKWÁ, IMAGE AND MEMORY) di Rita Carelli, Vincent Carelli (BRA 2020, 21′, Enawene Nawe) Lo yaõkwa è un lungo rituale eseguito dagli enawenênawê dello stato del Mato Grosso per nutrire e placare gli spiriti. Nel secondo programma dedicato al cinema di realizzatori indigeni troviamo in massima parte forme documentarie ma anche qualche percorso di finzione. Opere che ci immergono nelle culture indigene, nelle lingue, nel quotidiano di queste popolazioni, nelle celebrazioni. Che ci fanno partecipi del desiderio di essere attivi protagonisti e di non delegare ad altri la creazione delle proprie immagini.ABDZÉ WEDE’Õ – VÍRUS NÃO TEM CURA? di Divino Tserewahú (Mato Grosso 2021, 55’, Portoghese, Yanomami). Documentando i rituali di riverenza per i defunti e il lutto per la scomparsa di decine di anziani e leader del villaggio di Sangradouro durante la pandemia di Covid 19, Divino Tserewahú nel suo film Abdzé Wede’õ ci mostra immagini colme di bellezza, conoscenza e forza spirituale che caratterizza la cultura xavante.

 

COLHEITA MALDITA di Denilson Baniwa

 
AGUYJEVETE AVAXI’I di Kerexu Martim (BRA 2023, 20’). Nel villaggio di Kalipety, dove un tempo si trovava un’area arida e degradata, i guarani m’bya iniziano a coltivare varietà tradizionali di mais. MÃRI HI (THE TREE OF DREAM) di Morzaniel !ramari (BRA 2023, 17’, Yanomami) Quando i fiori dell’albero Mãri sbocciano, nascono i sogni. Le parole di un grande sciamano ci guidano in un’esperienza onirica. THUË PIHI KUUWI (A WOMAN THINKING) di Aida Harika Yanomami, Edmar Tokorino Yanomami, Roseane Yariana Yanomami (BRA 2023, 9’, Yanomami). Una donna yanomami osserva uno sciamano durante la preparazione della yãkoana, che permette di entrare nel mondo degli spiriti.YURI U XËATIMA THË (THE FISHING WITH TIMBÓ) di Aida Harika Yanomami, Edmar Tokorino Yanomami, Roseane Yariana Yanomami (BRA 2023, 10’, Yanomami). Due giovani registi yanomami mostrano la tecnica di pesca indigena con il timbó, una liana tradizionalmente usata per stordire i pesci.
Il terzo programma, reso possibile grazie alla collaborazione con il regista Felipe Bragança, presenta i lavori di Zahy Tentenhar e Denilson Baniwa, autor* al confine tra il cinema e le arti visive. Denilson è tra i curatori del padiglione brasiliano della 60. Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. AIKU’È ZEPÉ di Zahy Tentehar (Maranhão 2017, 12’). Questo progetto è nato dall’esigenza di esprimere le sue preoccupazioni come corpo e come donna indigena che cerca di sopravvivere nel caos lasciato dalla “civiltà”. COLHEITA MALDITA (CURSED HARVEST) di Denilson Baniwa (Mato Grosso 2022, 12’). Nel 2021, l’avanzata dell’agrobusiness nelle foreste ha raggiunto il suo apice, favorita dal disastroso progetto del presidente Jair Bolsonaro. KARAIW A’E WÀ / OS CIVILIZADOS di Zahy Tentehar (Maranhão 2021, 29’). Il film parla del nostro fallimento come esseri umani, dell’indurimento delle loro capacità e del depotenziamento dei loro sensi fisici e filosofici. ZAHY di Felipe Bragança, Zahy Guajajara (ITA 2012, 5′, Italiano, Inglese) Zahy Guajajara, 23 anni, è una dei leader indigeni di un villaggio vicino al Maracanã, nell’ex Museo Indigeno, che rischia di essere demolito a Rio de Janeiro.

 

 
Infine 3 opere di registi non indigeni, che sono attente testimonianze, film contro la rimozione e riflettono le sfaccettature dei vari generi cinematografici della sezione. CROWRÃ (THE BURITI FLOWER) di João Salaviza & Renée Nader Messora (BRA/PRT 2023, 124’, Krahô, Portoghese) I Krahô, nella foresta pluviale brasiliana, vivono in un tempo tutto loro. Seguono con il cellulare il discorso di un attivista indigeno nella capitale, mentre allo stesso tempo un massacro dei loro antenati da parte dei “cupe” (i bianchi) viene ricordato come un evento di formazione dell’identità. A FEBRE (THE FEVER) di Maya Da-Rin (BRA/FRA/DEU 2019, 98’, Tucan, Portoghese) Manaus è una città industriale circondata dalla foresta amazzonica. Giustino, 45 anni, appartenente al popolo indigeno Desana, lavora come guardia di sicurezza al porto merci. Dopo la morte della moglie, la sua principale compagnia è la figlia minore, con la quale vive in una casa alla periferia della città. MARTIRIO di Vincent Carelli, Tatiana Almeida, Ernesto de Carvalho (BRA 2016, 162′, Portuguese, Guaraní, Spagnolo). In questo film, girato nel corso di 40 anni, il cineasta indigenista Vincent Carelli si mette alla ricerca delle origini del genocidio dei guaraní kaiowá. Un conflitto tra forze sproporzionate: la pacifica e ostinata insurrezione dei guaraní kaiowá privati della loro terra contro i potenti colossi dell’agrobusiness.

 

CROWRà di João Salaviza & Renée Nader Messora