Taranto Horror Film Festival – Una foresta di inquietudini: Almamula di Juan Sebastián Torales

Si apre in un luogo chiuso e buio, con un bacio colmo di paura. Si chiude all’aperto, in un luogo non meno chiuso, ombroso e schermato ma scenario di un incontro decisivo. È il percorso compiuto da Nino, quattordicenne nel pieno della scoperta della sua sessualità, già vittima di attacchi omofobi e alla ricerca di risposte sulla propria identità. Dopo una violenta aggressione da parte dei suoi coetanei, per proteggerlo i genitori decidono di trasferirsi temporaneamente fuori città, distanti da Santiago del Estero, nei pressi della foresta in cui lavora il padre. Qui Nino sente parlare di Almamula, un mostro che vive nel fitto dei boschi e cattura chi commette peccati carnali. Primo film di finzione del regista Juan Sebastián Torales, argentino emigrato a Parigi da dodici anni, molto lavoro per la televisione francese e alcuni corti in preparazione al suo debutto nel lungometraggio come Sacha (2019) e Maco (2020), ambientati nella sua città natale di Santiago del Estero, Almamula è un horror atipico, intriso di realismo magico con una spiccata vocazione morale e politica. Presentato alla Berlinale 2023 nella sezione Generation 14Plus 2023, passato per il San Sebastián International Film Festival e ora al Taranto Horror Film Festival, il film lavora sulle emozioni del protagonista Nino (Nicolás Díaz) da una parte intrecciandole con un mondo fatto di sussurri, desideri inespressi e preghiere, dall’altra proiettandole oltre la lente di ingrandimento del conservatorismo e della superstizione.

 

 

Prendendo spunto da un sentire molto personale, Torales punta ad indagare lo stato disordinato di inquietudini che assalgono il giovane Nino, travolto dagli inevitabili cambiamenti adolescenziali, attratto da una curiosità profonda che lo immette in una realtà sospesa e rarefatta ma pure ferito da continue vessazioni. Tra immagini negate, rivelazioni improvvise e privazioni, lo sguardo di Torales è anzitutto concentrato sul restituire forma e autenticità ad un corpo in cerca di identità, come i suoi personaggi, impegnati a dare voce al proprio sé. A tal proposito risultano efficaci due soluzioni estetiche: La prima riguarda la messa in scena reiterata del sangue al contrario di altri liquidi come lacrime e sperma del tutto rimossi; la seconda riguarda la prevalenza di piano ravvicinati, inquadrature fisse che investono una corporeità tesa a scoperchiarsi ma rigidamente tenuta sotto osservazione e repressa di continuo da una soffocante religiosità superstiziosa. Sovente il film permette di respirare e allargare lo sguardo nelle poche finestre offerte da campi totali che comunque stringono le figure umane dentro una natura potente e spietata che non lascia spazio ad alcuna possibilità di salvezza. È un film arrabbiato, che non concede sfumature, non tollera ambiguità e, forse, in questo sta il suo limite. D’altra parte il regista argentino ha dichiarato di aver voluto attingere dalla propria esperienza di ragazzo per lanciare un messaggio di speranza «rivolto ai giovani che soffrono di abusi solo perché diversi».

 

 

L’intenzione polemica del film è chiara fin dai primi minuti, ma ciò che gli consente di non scivolare troppo nell’apologo morale è la cura rivolta alla rappresentazione della foresta come luogo di smarrimento e rispecchiamento. Nino trova la possibilità di guardare in faccia le proprie paure e affrontarle ad occhi aperti attraversando l’oscurità che si porta dentro e mettendo in gioco il proprio corpo ferito, fragile, esposto ad altro e rivolto oltre. L’aggrovigliarsi di rami e spine della fitta boscaglia assurge a immagine di qualcosa che Nino coltiva dentro, comprendendo di non riuscire ad esprimere e controllare. Nella sua semplicità, sfacciata o ingenua che sia, la foresta è figura retorica di una ferita emotiva e il mostro una chiara proiezione di essa, come ha precisato Torales: «da bambino sono stato preso in giro con tutti i nomignoli possibili per via della mia sessualità, ma alla fine sono sopravvissuto. Questo film è un percorso meraviglioso e pieno di dolore nel mio passato». Al netto dei tanti squilibri, Almanula offre un punto di vista insolito sul genere immergendo lo spettatore in una storia di mostruosità che interpella sul desiderio di umanità.